Le Formelle di San Zeno:
Il Banchetto di Erode
Alcune delle formelle più sorprendenti di tutto il già sorprendente portale della chiesa di San Zeno sono le tre che raffigurano il Banchetto di Erode. Sorprendenti per la padronanza e la potenza del messaggio espressivo che il misterioso autore, pur dotato di limitati mezzi tecnici, seppe fissare nel duro bronzo.
Nella formella centrale, lo splendido palazzo di Erode è suggerito con un tetto a tre volte sospeso nello spazio della rappresentazione. Lo sfarzo è indicato dalle guglie che lo decorano. Dentro si sta consumando una terribile dramma. Salomè è giunta al culmine della sua danza. Piegata all'indietro come una contorsionista, con una mano arriva a prendersi un piede, diventando poco più che un anello ai piedi del sovrano a cui mostra, impudica, il proprio ventre.
La figura di Erode, mezza immobilizzata nel bronzo della formella, la testa che sporge, si tiene una guancia con una mano in un gesto di confuso desiderio, stupore, orrore. Sulla destra, un servitore appoggia la testa del Battista sulla tavola su cui i ricchi arredi sono suggeriti da semplici incisioni stilizzate. Il servitore, con una soluzione artistica che lascia sbalorditi per la libertà espressiva e l'inventiva di questo ignoto scultore medievale, diventa il collegamento tra le tre formelle della scena. Esso parte da quella di destra con la decapitazione di Giovanni Battista, attraversando la cornice entra in quella centrale e termina in quella laterale dove la concupiscenza di Erode lascia definitivamente il posto all'orrore e al rimorso.
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