Ezzelino da Romano

lunetta portale di san zeno a verona

Ritratto di Ezzelino III da Romano conservato al museo degli Uffizi.

 

All'inizio del 1200 Verona si trovava ancora squassata dalle lotte intestine tra le fazioni guelfa, capeggiata dal solito potente conte di Sambonifacio e dai ghibellini che facevano capo ai Montecchi (o Monticuli). A complicare la situazione si innestavano inoltre i contrasti di fazione con casate di città vicine tra cui Ferrara e Vicenza.
Nel 1206 dalla vicina Ferrara, Azzo VI d'Este sconfisse il podestà ghibellino di Verona di origine ferrarese Salinguerra Torelli, e decise quindi di appoggianre la fazione guelfa concentrata principalmente nel contado. Azzo d'Este aprì dunque le porte della città ai seguaci del conte di Sambonifacio che misero a ferro e fuoco possedimenti e palazzi delle famiglie ghibelline.

 

Ezzelino il Monaco

 

I sopravvissuti all'eccidio trovarono rifugio nelle città vicine e si riorganizzarono attorno alla figura di Ezzelino da Romano, detto il Monaco, che nel 1208, messo assieme un agguerrito esercito di coalizione, riuscì a riportare una prima vittoria su Azzo d'Este. Per celebrare la vittoria venne istituita una corsa, il Palio che si correrà fino alla fine dell'700. A qualche edizione del Palio dovette certamente assistere Dante durante il suo soggiorno Veronese. Nel XV canto dell'Inferno lo ricorda così:

 

Poi si rivolse, e parve di coloro
Che corrono a Verona il drappo verde
Per la campagna; e parve di costoro
quelli che vince, non colui che perde

 

Ezzelino discendeva probabilmente da un cavaliere di origine germanica giunto al seguito di Corrado il Salico nella Marca, la regione istituita da Ottone I che corrispondeva grosso modo al Veneto odierno esclusa Venezia. Stabilitosi a Onara, oggi in provincia di Padova, diede origine a una stirpe, gli Ezzelini, che con politiche molto aggressive allargò molto il proprio feudo, arrivando a controllare vasti territori tra Padova, Vicenza e Treviso ed esercitando una grande influenza in tutta la regione. La casata prese poi il nome da un proprio feudo presso Romano che ancora oggi ha il suo nome indissolubilmente legato agli Ezzelini: Romano d'Ezzelino, località nei pressi di Bassano.

Gli scontri e il prevalere dell'una o dell'altra fazione, con alleanze che si stringevano e sioglievano, continuarono, e dopo una breve tregua, nel 1212 un grande esercito raccoltosi attorno a Ezzelino il Monaco mosse nuovamente guerra alla fazione guelfa. Lo scontro avvenne a Ponte Alto, nei pressi di Vicenza, e si concluse con una schiacciante vittoria di Ezzelino. Resa ancora più significativa dalla morte di lì a breve, dei suoi principali rivali, Azzo d'Este e Bonifacio conte di Sambonifacio.

 

Ezzelino III da Romano

 

Nel 1223 Ezzelino II si ritira in convento e passa il testimone al figlio Ezzelino III che entra in possesso di un vastissimo territorio anche grazie le politiche matrimoniali. Egli infattì sposò Zilia di Sambonifacio, figlia dell'antico rivale, e il cognato Rizzardo di Sambonifacio sposò Cunizza da Romano, sorella di Ezzelino il quale instaurava così con la fazione guelfa una tregua che presto si rivelerà fragile.
Nel 1226 infatti, nonostante il vincolo matrimoniale, e anzi ripudiando la moglie, Ezzelino riprende le armi contro i Sambonifacio, scaccia il podestà di Verona, il bresciano Lorenzo Martinengo, e diventa lui stesso podestà della città della quale ben conosceva l'importanza strategica. Verona diventerà da questo momento sede privilegiata della sua autorità, vera e propria capitale del suo territorio.
Nel 1228 viene stilato il primo Statuto Veronese, conservato ancora oggi presso la Biblioteca Capitolare di Verona. In questo statuto, oltre alle regole che stabilivano la gestione generale della città, veniva anche riconosciuto un nuovo assetto politico a Verona, con i rappresentanti delle corporazioni dei mercanti e degli artigiani che potevano partecipare all'elezione del Podestà.

 

lunetta portale di san zeno a verona

Il cortile di palazzo Forti, residenza veronese di Ezzelino da Romano.

 

Ezzelino III stabilisce a Verona anche una propria residenza, un palazzo gotico di mattoni su quella che oggi è la centralissima corso Santa Anastasia. Parti del palazzo originario, inglobati nei successivi rifacimenti, sono ancora visibili nei muri e nel portico di Palazzo Forti, storico edificio veronese divenuto nel '900 Galleria d'Arte Contemporanea di Verona.

 

Ezzelino Vicario Imperiale

 

Frattanto l'Impero sembrava riacquistare autorità e potenza con l'ascesa al potere di Federico II di Svevia, e di contro, i comuni del nord Italia cercavano di ricostituire i fasti dell'antica lega coalizzandosi ora attorno alla fazione guelfa per opporsi al nuovo imperatore.
Ezzelino, ormai punto di riferimento dei ghibellini, decise invece di appoggiare la causa imperiale, difendendo e garantendo il varco tra mondo germanico e penisola italiana: Verona.
Voci di una riorganizzazione guelfa scatenarono l'ira di Ezzelino che nel 1230 anticipa i nemici guelfi riportando una vittoria schiacciante. Lo stesso Rizzardo di Sambonifacio viene fatto prigioniero, i possedimenti degli oppositori devastati, bruciati, demoliti, i nemici torturati e uccisi barbaramente. La figura di Ezzelino incomincia così ad ammantarsi di quell'immagine di condottiero spietato e assetato di sangue che lo seguirà nei secoli a venire.
Lo stesso Antonio da Padova intervenuto nel cercare di trovare una mediazione non riuscì a muovere il risoluto cavaliere dalle sue posizioni e per poco non venne trattato alla stregua dei suoi oppositori solo per il rispetto che Ezzelino mostrò verso l'autorità morale che il Santo ormai aveva in tutta la regione. Leggenda vuole che, già profondamente malato e debilitato, Sant'Antonio morisse proprio a causa del dispiacere per non essere riuscito a far liberare il conte Rizzardo e i suoi seguaci.

 

Le imprese di Ezzelino piacquero tanto all'imperatore Federico II, il quale stava riorganizzano il suo intervento nel nord dell'Italia, che lo nominò perpetuo vicario imperiale, consolidandone di fatto l'autorità in una vasta regione che andava dalle Alpi di Trento al fiume Oglio, con le città di Verona, Belluno, Treviso, Vicenza, Padova e Brescia. Veniva così a costituirsi di fatto una protosignoria che avrebbe preparato la strada all'ascesa di lì a breve degli Scaligeri.
Nel 1237 truppe veronesi e di tutta la regione con alla testa lo stesso Ezzelino andarono a rafforzare l'esercito di Federico II che a Cortenova riportò una definitiva vittoria sulla Lega Lombarda.
A ulteriore rafforzamento del legame con l'imperatore, nel maggio del 1238, nel giorno di Pentecoste, Ezzelino III da Romano sposò Selvaggia di Svevia, figlia naturale di Federico II. Le nozze furono celebrate in San Zeno, e si svolsero con sei giorni di feste solenni e memorabili che coinvolsero la popolazione intera.

Per sei anni la Lega e i suoi rettori mantennero un'incontrastata autorità nel nord Italia riuscendo a mantenere sopite le antiche rivalità tra comune e comune e all'interno delle città stesse. Nel 1169 a Verona viene istituita la carica di Podestà, affidata al conte Bonifacio di Sambonifacio. In città erano nel frattempo state costruite numerose case torre, simbolo di ricchezza e potere ed efficace strumento difensivo nelle continue lotte interne e guerre esterne. Nel 1172 veniva costruita la torre dei Lamberti che sarebbe poi diventata la torre comunale e che ancora oggi svetta nel cuore della città.

 

Apice, Declino e Fine

 

Ezzelino sembrava avere ormai un potere consolidato. La cosa incominciava a stare stretta alle famiglie di rilievo, i Montecchi in particolare, che vedevano nell'instabilità politica un'opportunità per accrescere la propria influenza.
Da abile e astuto governante, Ezzelino comprese la questione e aumentò il potere dei rappresentanti delle corporazioni delle arti e del commercio che trovarono sempre più spazio nelle cariche pubbliche e nei consigli cittadini. Ezzelino si dimostrava così protettore dei diritti comunali.

 

Nel 1250 Federico II muore. Da principio Ezzelino non sembrò risentire del venire a mancare di questo importante riferimento d'autorità.
Papa Alessandro IV stava in realtà cercando di rilanciare una campagna anti-imperiale, e vedeva un grave ostacolo in Ezzelino e nel suo controllo di un territorio così vasto e strategicamente importante. Nel 1254 il papa, accusando Ezzelino per le efferatezze che certo avevano caratterizzato il suo governo, e di eresia, lo scomunica dando vita a una vera e propria crociata che da' nuovo vigore ai guelfi e agli oppositori del tiranno nella regione. Alla crociata aderirono Ferrara, Mantova, Venezia, Brescia e Trento che nel frattempo si era ribellata oltre a vari gruppi di oppsitori guelfi che avevano trovato rifugio alle repressioni ezzeliniane in varie città del nord Italia.
Ezzelino, ormai vecchio, sentendosi accerchiato, reagisce con ancora più ferocia di quanta non ne avesse impiegata per l'ascesa al potere. Inasprisce ulteriormente i suoi metodi brutali contro nemici e sospetti tali.
I combattimenti veri e propri iniziarono nel 1956 e Padova presto cadde nelle mani del lagato pontificio: Ezzelino, ormai accecato dal sospetto, fece arrestare tutti i padovani della sua guarnigione e gli appartenenti alla folta comunità padovana di Verona. Raccolti i prigionieri nell'Arena, da' ordine che vengano tutti uccisi, compresi vecchi, donne e bambini. Si trattava probabilmente di alcune miglialia di persone e l'ecatombe si protrasse per più giorni.
Nel 1258, Ezzelino sembrò riprendere le redini di una situazione politica della regione che andava via via ingarbugliandosi sempre più. Sconfisse infatti i bresciani sul fiume Oglio e si impadronì della città. Fu una vittoria effimera in quanto anche molti suoi fedeli si erano nel frattempo accordati con le consorterie guelfe isolandolo ed indebolendone progressivamente la posizione. In questa situazione, sfruttando la richiesta d'aiuto della locale fazione ghibellina, Ezzelino mosse verso Milano. Anticipato però dai guelfi milanesi che gli tagliarono la strada e inseguito dalle forze crociate che si erano organizzate attorno a Azzo VII d'Este, Ezzelino si trovò accerchiato, e nonostante una strenua e disperata battaglia, il suo esercito subì la disfatta presso Cassano sull’Adda. Ezzelino stesso, ferito mentre lottava nella mischia, fu alla fine disarcionato dal cavallo morto e venne catturato.
Fu deportato a Soncino e incarcerato. Nonostante tutto, anche nella prigionia, Ezzelino mantenne il suo fiero e sprezzante atteggiamento, incutendo timore e soggezione ai carcerieri con il suo sguardo torvo e rifiutando ogni cura, acqua e cibo per cui si spense pochi giorni dopo, all’età di sessantacinque anni.
Si dice che il fantasma di Ezzelino abiti ancora il castello si Soncino, vagando rabbioso e assetato di vendetta.

 

Ricordato da una certa storiografia come un folle sanguinario, chiamato il "figlio del diavolo", Ezzelino fu invece, fatti i dovuti distinguo, una personalità politica lucida, complessa e per certi versi moderna. Propugnatore di uno stato laico, «il cielo al Signore dei cieli, la terra ai figli dell’uomo» era il suo motto, fondato sulle attività economiche e produttive e su una prima forma di costituzione (gli statuti) preparò il terreno socio-politico all'ascesa degli Scaligeri, anch'essi strenui ghibellini, provenienti proprio da quelle corporazioni delle arti e dei mestieri che Ezzelino aveva "sdoganato" e che con il '300, grazie alla stabilità assicurata dai della Scala, poterono svilupparsi garantendo il notevole sviluppo economico di Verona.
La figura storica di Ezzelino III da Romano fu a lungo confusa dalla propaganda postuma che operando una damnatio memoria lo dipinse come un tiranno spietato e malefico probabilmente esagerandone la crudeltà e le imprese per cui a lungo fu difficile distinguere tra mito e realtà.
Col tempo Ezzelino da Romano è stato lentamente rivalutato e studiato nella giusta ottica. Numerosi poeti e gli scrittori che ne rimasero affascinati, dagli italiani Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, fino in tempi più moderni, Percy Shelley e Oscar Wilde.

 

A Verona non molto rimane in realtà della presenza di Ezzelino da Romano, la cui figura e opere sarebbero state offuscate dalla rapida e gloriosa ascesa degli Scaligeri. Tuttavia, alcuni luoghi cittadini come Palazzo Forti, residenza di Ezzelino a Verona, il lugubre palazzo-maniero dei Montecchi, e tratti della cinta muraria che egli fece rafforzare e restaurare possono ancora costituire tappe di un affascinante itinerario guidato nella Verona medievale:

 

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