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Storia di Verona - Gli Scaligeri, Origini e Ascesa

stemma scala

La scala, stemma della famiglia Scaligera, nella caratteristica cancellata delle arche scaligere, lo splendido mausoleo gotico dove sono sepolti i corpi dei signori che governarono Verona per più di un secolo a cavallo tra 1200 e 1300.

Secondo alcuni di origini germaniche, secondo altri latine, una famiglia "della Scala" era probabilmente a Verona fin dagli inizi del XII secolo. In un documento della fine del XII secolo viene nominato tale Arduino della Scala, mercante di lane, agiato ma privo di cariche nobiliari, appartenente a quella borghesia cittadina che era emersa come nuova realtà socio-politica, si direbbe con linguaggio moderno, nell'ascesa dei comuni del nord Italia. Troviamo infatti il nipote, Jacopino della Scala, impegnato in politica come podestà di Cerea agli inizi del 1200.
Ritroviamo gli scaligeri a fianco di Ezzelino da Romano, con Leonardino della Scala, detto Mastino, che nel 1259 venne eletto Podestà di Verona. Mastino aveva dimostrato grande abilità ed intelligenza politica e grazie alla sue capacità diplomatiche, riuscì a sopravvivere, anche politicamente, alla caduta di Ezzelino. Verona infatti era riuscita, a differenza di altre città della Marca, a mantenere il suo orientamento ghibellino, e proprio per aumentarne la stabilità contro le fazioni guelfe che avevano ricominciato a spadroneggiare nei territori prima controllati dai da Romano, nel 1262 Mastino della Scala venne nominato Capitano generale e perpetuo del popolo. Era il primo passo verso la formazione della signoria che, prima delle molte che sorsero poi in Italia, governò su Verona per più di cento anni.
Nel 1267 Corrado V di Svevia, detto Corradino, ultimo della casata del Barbarossa e di Federico II, gli Hohenstaufen, scese in Italia, dove si consumavano sempre più aspre le lotte tra guelfi e ghibellini, per cercare di riconquistare il titolo di imperatore che era stato della sua casata. Giunto nella Verona ghibellina di Mastino della Scala vi fu accolto con grande fasto. Lo scaligero lo accompagnò anche in parte della sua spedizione italiana fornendogli aiuto militare. Molti cavalieri veronesi parteciparono alla spedizione dell'aspirante imperatore.
Clemente IV, vedendo nella spedizione di Corradino una minaccia alla sua influenza su territorio italiano lo scomunicò, così come era accaduto per altri illustri Hohenstaufen. Vennero inoltre scomunicati tutti coloro che gli avevano dato appoggio, compresi Mastino della Scala e l'intera città di Verona.
La scomunica venne revocata solo nel 1276 quando Mastino, assieme al fratello Alberto della Scala, fedele alleato nel governo di Verona, aderirono alla crociata contro le eresie cristiane che agitavano la penisola non meno delle lotte di fazione. A Sirmione, allora in territorio veronese, si era insediata una comunità catara sfuggita alle persecuzioni di cui erano vittima in tutta Europa. Gli Scaligeri occuparono Sirmione portando a verona circa 200 prigionieri e ottenendo, oltre alla revoca della scomunica, una nuova imoportante posizione strategica sul lago di Garda dove ancora oggi si può ammirare uno splendido castello scaligero. Mastino, abile uomo politico e condottiero, ma di animo buono, si rifiutò di eseguire la condanna che ebbe luogo solo dopo la sua morte, quando gli eretici di Sirmione furono arsi in Arena.
Mastino proseguì quindi nell'opera di mediazione e pacificazione di Verona, tendendo la mano anche a quelle famiglie guelfe che sempre si erano opposte al governo ghibellino della città.

lapide mastino della scala

La targa che ricorda il lugo dove venne assassinato Mastino della Scala.

Nonostante tutto, nel 1277, mentre rientrava nel palazzo di famiglia, ove oggi vi sono le case Mazzanti in piazza Erbe, nel buio e angusto vicolo d'accesso, volto Barbaro, venne preso in un'imboscata e trucidato. Nella piccola piazzetta, nascosta tra piazza Erbe e piazza dei Signori e domina dal grande pozzo detto dei Mazzanti, una targa ricorda l'efferato delitto.

La successione di Alberto della Scala

Mastino fu sepolto nel cortile della piccola chiesa di Santa Maria Antica, che da lì in poi sarebbe divenuto il cimitero privato della famiglia della Scala.
A furor di popolo i congiurati furono trucidati o costretti alla fuga, le redini del governo furono quindi affidate al fratello di Mastino, Alberto della Scala, che fin dall'inizio aveva affiancato il Capitano del Popolo nel governo della città soprattutto in quella che era l'aspetto amministrativo ed economico. Nel 1269 infatti Alberto era divenuto Podestà della Domus Mercatorum, l'organismo che raggruppava a Verona le corporazioni delle arti e del commercio e aveva redatto, assieme a Mastino, la raccolta di statuti detta appunto Albertina, il cui manoscritto si conserva presso la Biblioteca Comunale. Si trattava di un ordinamento estremamente moderno che regolava la vita politica, pubblica e amministrativa della città con un insieme di leggi e regolamenti. Vi era un Consiglio Maggiore, costituito da 500 rappresentanti dei cittadini scelti annualmente dal Podestà. Le riunioni avvenivano nel palazzo pubblico, oggi Palazzo della Ragione, al suono del Rengo, una delle campane della Torre dei Lamberti. Vi era poi il Consiglio dei Gastaldioni dei Mestieri costituito dai rappresentanti delle arti e del commercio, che eleggeva il Podestà e i giudici, detenendo quindi un notevole potere anche se le sue decisioni andavano poi approvate dal Consiglio Maggiore creando una primitiva forma di "bicameralismo". Tra gli appartenenti alle corporazioni venivano poi scelti i rappresentanti del Consiglio degli Anziani e Gastaldioni, quello degli Ottanta, quello dei Gastaldioni e degli Ottanta con ruoli di minore importanza. Il Podestà durava in carica un anno, e affinché mantenesse un atteggiamento di distacco imparziale dalle questioni cittadine, era normalmente un forestiero.
Lo Statuto Albertino regolava inoltre l'elezione delle ulteriori cariche cittadine, stabiliva la remunerazione dei magistrati, gli statuti delle Arti, i provvedimenti per le scuole,disciplinava l'ordinamento delle milizie cittadine e in generale tutto ciò che concerneva l'amministrrazione della vita economica, sociale, politica di Verona.
La città, pur con alterne vicende, stava consocendo un periodo di stabilità e continuità politica che durava da più di cinquant'anni e cha continuava a favorire produzione e commercio, i cui rappresentanti, pur all'ombra della nuova signoria, acquisiva sempre maggior peso. La produzione e la commercializzazione della lana in particolare conobbe un grande impulso. Le lane veronesi venivano prodotte presso la raccolta piazzetta che acora oggi porta il nome di Corte Sgarzerie, dalle "garze" in lana, con una forma organizzativa che può quasi essere considerata un "proto-distretto industriale", ed erano particolarmente apprezzata per qualità e finezza, ed esportate in tutta Europa.
Alberto della Scala consolidò il dominio sui territori attorno a Verona e attraverso un'attenta azione ora diplomatica, ora militare, dando inizio a quella politica di espansione territoriale che coi suoi successori portò Verona al centro di un'ampia porzione del nord-est della penisola. Vennero quindi ridisegnati da Alberto della Scala i confini della montagna veronese verso Trento, approfittando delle lotte tra le diverse fazioni locali, occupò Parma, Reggio ed Este.
Il suo progetto mirava a fare di Verona punto di riferimento politico-economico nella regione e conscio della posizione strategica della città, restaurò ed elevò le mura, realizzando la torretta che ancora oggi domina l'ingresso di Ponte Pietra e favorendo la navigazione sull'Adige così da rendere Verona ancora più interconnesa alla Germania, ponendo però le catene presso a chiusura e controllo degli accessi nel tratto urbano del fiume.
Alberto morì nel 1301, e venne anch'egli come il fratello Mastino, sepolto nel cimitero di Santa Maria Antica.

Il Passaggio da Comune a Signoria

Considerando anche il periodo in cui affiancò Mastino, Alberto della Scala restò al potere di Verona per circa quarant'anni di cui quasi ventiquattro come Capitano del popolo. Un periodo lunghissimo per l'epoca e che gli permise, attraverso un'abile azione di governo, di consolidare le istituzioni cittadine e, attraverso la stabilità politica e il supporto alle attività economiche, di avviare una vera e propria rinascita della città. La cittadinanza comprese l'importanza di un governo stabile e illuminato e capì che le persone più adatte a garantirlo erano proprio i della Scala. Accettarono quindi di buon grado, e anzi favorirono il passaggio di Verona da Comune a Signoria.
Alberto è stato messo in ombra dalla storia, "schiacciato" tra il capostipite Mastino e il brillante Cangrande, ma fu lui il vero artefice del consolidamento del potere scaligero a Verona.

Con la successione al governo della città del figlio maggiore di Alberto, Bartolomeo della Scala, veniva a configurarsi un'ereditarietà di fatto del potere scaligero a Verona, la signoria era compiuta.
La signoria di Bartolomeo fu breve. Egli infatti venne a mancare nel 1304. Lo si ricorda oggi per avere avuto ospite a Verona Dante subito dopo che il poeta, fuggendo la condanna a morte comminatagli a Firenze, aveva iniziaro le sue peregrinazioni di esiliato.
Ancora si dubita che le terzine del XVII canto del paradiso: "Lo primo tuo refugio, il primo ostellosarà la cortesia del gran Lombardoche 'n su la scala porta il santo uccello" possano riferirsi proprio a Barotolomeo della Scala. Il vicariato imperiale, con l'aggiunta dell'aquila imperiale alla scala, stemma della famiglia, venne concesso solo successivamente alla famiglia scaligera, con Alboino e Cangrande.
Si crede inoltre che la tragica vicenda di Giulietta e Romeo possa essersi svolta proprio durante la breve signoria di Bartolomeo, persona mite e incline alla mediazione, proprio come il "principe" della leggenda resa famosa da Shakespeare, che per non spargere ulteriore sangue non punisce Romeo per l'uccisione di Tebaldo con la morte come previsto, ma con l'esilio.

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