Gli Scaligeri - Origini e Ascesa

Da metà '200 alla fine del '300 Verona fu governata dalla famiglia della Scala. Gli Scaligeri divennero in breve una delle più potenti signorie d'Italia estendendo il proprio dominio su gran parte del nord-est. Il declino fu altrettanto rapido, causato da faide interne e dal crescere di stati regionali confinanti come Milano e Venezia. Quello scaligero è uno dei più importanti periodi nella storia di Verona e ha lasciato in città e nel territorio importanti testimonianze architettoniche e artistiche.

Lo stemma della Scala nella cancellata in ferro battuto alle Arche Scaligere

Lo stemma della famiglia della Scala come si presenta nella cancellata delle Arche Scaligere, l'imponente mausoleo gotico che contiene le spoglie dei signori che governarono Verona per più di un secolo a cavallo tra 1200 e 1300.

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L'Origine

Secondo alcuni storici erano di origini germaniche, secondo altri latine. Una famiglia "della Scala" era probabilmente a Verona fin dagli inizi del XII secolo. In un documento della fine del 1100 viene nominato tale Arduino della Scala, mercante di lane, agiato ma privo di titoli nobiliari. I della Scala appartenevano alla borghesia cittadina che era emersa come nuova realtà socio-politica nei comuni del centro e nord Italia. Troviamo infatti il nipote, Jacopino della Scala, impegnato in politica come podestà di Cerea agli inizi del 1200.

Guelfi, Ghibellini, Ezzelino da Romano

È l'epoca degli scontri tra guelfi e ghibellini e anche il Veneto e Verona non ne rimangono immuni.
Gli Scaligeri si schierano a fianco di Ezzelino da Romano che a metà del '200 guida la parte ghibellina e mette a ferro e fuoco la Marca Trevigiana, regione corrispondente all'incirca all'attuale Veneto.

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Ezzelino da Romano
Ezzelino da Romano

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Mastino della Scala

Nel 1259 Leonardino della Scala, detto Mastino, viene eletto Podestà di Verona. Mastino aveva dimostrato grande abilità e intelligenza politica e grazie a equilibrio e capacità diplomatiche, riesce a sopravvivere, anche politicamente, alla caduta di Ezzelino.
Verona, a differenza di altre città della Marca, mantiene il suo orientamento ghibellino. Per aumentare la stabilità e resistere alle fazioni guelfe che avevano ricominciato a spadroneggiare nel territorio, nel 1262 il Consiglio cittadino nomnina Mastino della Scala Capitano generale e perpetuo del popolo.
È il primo passo verso la formazione di una delle prime signorie d'Italia. Gli scaligeri governarono Verona per più di cento anni.

Con Corradino di Svevia e la scomunica

Nel 1267 Corrado V di Svevia, detto Corradino, della casata Hohenstaufen, la stessa del Barbarossa e Federico II, scende in Italia per riconquistare il titolo di imperatore del Sacro Romano Impero. Nella penisola le lotte tra guelfi e ghibellini sono sempre più aspre. Giunto nella Verona ghibellina di Mastino della Scala vi è accolto con grande fasto. Lo scaligero lo accompagna anche in parte della sua spedizione italiana fornendogli aiuto militare. Molti cavalieri veronesi partecipano alla spedizione dell'aspirante imperatore.
Papa Clemente IV, vedendo nella spedizione di Corradino una minaccia alla sua influenza su territorio italiano, lo scomunica, così come era accaduto per altri illustri Hohenstaufen. Vengono inoltre scomunicati tutti coloro che gli hanno dato appoggio, compresi Mastino della Scala e l'intera città di Verona.

I catari a Sirmione

La scomunica viene revocata solo nel 1276 quando Mastino, assieme al fratello Alberto della Scala, fedele alleato nel governo di Verona, aderiscono alla crociata contro le eresie cristiane che agitavano la penisola non meno delle lotte di fazione. A Sirmione, allora in territorio veronese, si era insediata una comunità catara sfuggita alle persecuzioni di cui erano vittima in tutta Europa. Gli Scaligeri occupano Sirmione portando a verona circa 200 prigionieri e ottenendo, oltre alla revoca della scomunica, una nuova imoportante posizione strategica sul lago di Garda dove ancora oggi si può ammirare uno splendido castello scaligero. Mastino, abile uomo politico e condottiero, ma di animo buono, si rifiutò di eseguire la condanna che ebbe luogo solo dopo la sua morte, quando gli eretici di Sirmione furono arsi in Arena.

Mastino proseguì quindi nell'opera di mediazione e pacificazione di Verona, tendendo la mano anche a quelle famiglie guelfe che sempre si erano opposte al governo ghibellino della città.

L'Assassinio di Mastino

lapide mastino della scala

La lapide di volto Barbaro, il luogo dove venne assassinato Mastino della Scala.

Nel 1277, mentre rientrava nel palazzo di famiglia, ove oggi vi sono le case Mazzanti in piazza Erbe, nel buio e angusto vicolo d'accesso, cade in un'imboscata e viene trucidato. Nella piccola piazzetta, nascosta tra piazza Erbe e piazza dei Signori e dominata dal grande pozzo detto dei Mazzanti, una targa ricorda l'efferato delitto.
Mastino fu sepolto nel cortile della piccola chiesa di Santa Maria Antica, che da lì in poi sarebbe divenuto il cimitero privato della famiglia della Scala.

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Le Arche Scaligere
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Alberto della Scala

A furor di popolo i congiurati furono trucidati o costretti alla fuga, le redini del governo furono quindi affidate al fratello di Mastino, Alberto della Scala, che fin dall'inizio aveva affiancato il Capitano del Popolo nel governo della città soprattutto in quella che era l'aspetto amministrativo ed economico.

Alberto della Scala

Nel 1269 infatti Alberto era divenuto Podestà della Domus Mercatorum, l'organismo che raggruppava a Verona le corporazioni delle arti e del commercio e aveva redatto, assieme a Mastino, la raccolta di statuti detta appunto Albertina, il cui manoscritto si conserva presso la Biblioteca Comunale. Si trattava di un ordinamento estremamente moderno che regolava la vita politica, pubblica e amministrativa della città con un insieme di leggi e regolamenti. Vi era un Consiglio Maggiore, costituito da 500 rappresentanti dei cittadini scelti annualmente dal Podestà. Le riunioni avvenivano nel palazzo pubblico, oggi Palazzo della Ragione, al suono del Rengo, una delle campane della Torre dei Lamberti.

Vi era poi il Consiglio dei Gastaldioni dei Mestieri costituito dai rappresentanti delle arti e del commercio, che eleggeva il Podestà e i giudici, detenendo quindi un notevole potere anche se le sue decisioni andavano poi approvate dal Consiglio Maggiore creando una primitiva forma di "bicameralismo". Tra gli appartenenti alle corporazioni venivano poi scelti i rappresentanti del Consiglio degli Anziani e Gastaldioni, quello degli Ottanta, quello dei Gastaldioni e degli Ottanta con ruoli di minore importanza. Il Podestà durava in carica un anno, e affinché mantenesse un atteggiamento di distacco imparziale dalle questioni cittadine, era normalmente un forestiero.
Lo Statuto Albertino regolava inoltre l'elezione delle ulteriori cariche cittadine, stabiliva la remunerazione dei magistrati, gli statuti delle Arti, i provvedimenti per le scuole, disciplinava l'ordinamento delle milizie cittadine e in generale tutto ciò che concerneva l'amministrrazione della vita economica, sociale, politica di Verona.

Domus Mercatorum Verona

La Domus Mercatorum era la sede delle corporazioni delle arti e dei mestieri, fondamentali nel governo del libero comune. Inizialmente era un semplice edificio in legno. Grazie agli scaligeri si trasformò in un solido edificio merlato in mattoni. Il legame con le attività produttive dei primi scaligeri fu tale che adottarono come bandiera cittadina proprio il vessilo delle arti: la croce gialla in campo blu che è tuttora la bandiera di Verona.

La città, pur con alterne vicende, stava consocendo un periodo di stabilità e continuità politica che durava da più di cinquant'anni e cha continuava a favorire produzione e commercio, i cui rappresentanti, pur all'ombra della nuova signoria, acquisiva sempre maggior peso. La produzione e la commercializzazione della lana in particolare conobbe un grande impulso. Le lane veronesi venivano prodotte presso la raccolta piazzetta che acora oggi porta il nome di Corte Sgarzerie, dalle "garze" in lana, con una forma organizzativa che può quasi essere considerata un "proto-distretto industriale", ed erano particolarmente apprezzata per qualità e finezza, ed esportate in tutta Europa.
Alberto della Scala consolidò il dominio sui territori attorno a Verona e attraverso un'attenta azione ora diplomatica, ora militare, dando inizio a quella politica di espansione territoriale che coi suoi successori portò Verona al centro di un'ampia porzione del nord-est della penisola. Vennero quindi ridisegnati da Alberto della Scala i confini della montagna veronese verso Trento, approfittando delle lotte tra le diverse fazioni locali, occupò Parma, Reggio ed Este.
Il suo progetto mirava a fare di Verona punto di riferimento politico-economico nella regione e conscio della posizione strategica della città, restaurò ed elevò le mura, realizzando la torretta che ancora oggi domina l'ingresso di Ponte Pietra e favorendo la navigazione sull'Adige così da rendere Verona ancora più interconnesa alla Germania, ponendo però le catene presso a chiusura e controllo degli accessi nel tratto urbano del fiume.
Alberto morì nel 1301 e come il fratello Mastino venne sepolto nel cimitero di Santa Maria Antica.

Lo stemma della Scala nella cancellata in ferro battuto alle Arche Scaligere

E tale ha già l’un piè dentro la fossa,
che tosto piangerà quel monastero,
e tristo fia d’avere avuta possa; 123

perché suo figlio, mal del corpo intero,
e de la mente peggio, e che mal nacque,
ha posto in loco di suo pastor vero".

Dante Purgatorio - XVIII canto

Il "tale" a cui si riferisce Dante è quasi certamente Alberto della Scala. Il viaggio di Dante nell'aldilà si svolge convenzionalmente nel 1300, un anno prima della morte di Alberto (1301) che quindi ha "un piè dentro la fossa". L'anima del vecchio abate di San Zeno che Dante incontra in Purgatorio profetizza che Alberto metterà a capo della ricca abazia il figlio illegittimo ("mal nato") Giuseppe della Scala. I ricchi monasteri erano importanti centri di potere che presto entreranno nella diretta sfera di influenza scaligera.

Dal Comune alla Signoria

Considerando anche il periodo in cui affiancò Mastino, Alberto della Scala restò al potere di Verona per circa quarant'anni di cui quasi ventiquattro come Capitano del popolo. Un periodo lunghissimo per l'epoca e che gli permise, attraverso un'abile azione di governo, di consolidare le istituzioni cittadine e, attraverso la stabilità politica e il supporto alle attività economiche, di avviare una vera e propria rinascita della città. La cittadinanza comprese l'importanza di un governo stabile e illuminato e capì che le persone più adatte a garantirlo erano proprio i della Scala. Accettarono quindi di buon grado, e anzi favorirono il passaggio di Verona da Comune a Signoria.
Alberto è stato messo in ombra dalla storia, "schiacciato" tra il capostipite Mastino e il brillante Cangrande, ma fu lui il vero artefice del consolidamento del potere scaligero a Verona.

Bartolomeo della Scala

Con la successione al governo della città del figlio maggiore di Alberto, Bartolomeo della Scala, veniva a configurarsi un'ereditarietà di fatto del potere scaligero a Verona. La signoria era compiuta.
La signoria di Bartolomeo fu breve. Egli infatti venne a mancare nel 1304. Lo si ricorda oggi per avere avuto ospite a Verona Dante subito dopo che il poeta, fuggendo la condanna a morte comminatagli a Firenze, aveva iniziaro le sue peregrinazioni di esiliato.
Quasi certamente il "Gran Lombardo" della famosa terzina del XVII canto del Paradiso si riferisce a Bartolomeo della Scala:

Lo primo tuo refugio, il primo ostello
sarà la cortesia del gran Lombardo
che 'n su la scala porta il santo uccello

Dante Paradiso - XVII canto

Si crede inoltre che la tragica vicenda di Giulietta e Romeo possa essersi svolta proprio durante la breve signoria di Bartolomeo, persona mite e incline alla mediazione, proprio come il "principe" della leggenda resa famosa da Shakespeare, che per non spargere ulteriore sangue non punisce Romeo per l'uccisione di Tebaldo con la morte come previsto, ma con l'esilio.

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