Verona Austriaca

congresso di vienna

La cartina dell'Europa disegnata dal Congresso di Vienna. Verona e il Veneto tutto, assieme alla Lombardia, venivano assegnati all'immenso Impero Austroungarico.

Tra la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797 e l'annessione al Regno d'Italia nel 1866, Verona attraversò una fase della sua storia politico-amministrativa caratterizzata da continue variazioni di status.
La dominazione austriaca che iniziò il 14 ottobre 1814, costituì a prima vista un lungo periodo di stabilità amministrativa, soprattutto se paragonato alle peripezie e ai bruschi mutamenti dell'età napoleonica.
Verona divenne, con la nascita del Regno Lombardo-Veneto, la sede del Comando Generale della forza armata austriaca in Italia e fu a lungo il perno principale dell'organizzazione statale asburgica nella penisola.
Con il Congresso di Verona, tra l'ottobre e il dicembre del 1822 Verona fu anche l'effimera capitale della diplomazia europea. Il congresso doveva testimoniare il merito dell'Austria di aver riportato l'ordine in Italia cancellando le conseguenze dei moti liberali del 1820-21. Il congresso riunì a Verona i sovrani di undici stati, nonché celebri nomi dell'esercito e capi di stato. Il congresso fu celebrato come un'era di nuovo splendore, le manifestazioni e i festeggiamenti si succedettero ininterrottamente per tutti e due i mesi della sua durata.
Nell'agosto del 1826 Verona diventava sede del Comandante in capo delle forze armate del Lombardo Veneto e ancor prima, centro logistico del sistema militare austriaco in Italia. Nacquero per tali esigenze numerose fabbriche di vestiario ed equipaggiamento per la truppa. La città scaligera ospitava uno dei più importanti uffici tecnici: la Direzione Generale d'Artiglieria dell'Impero.
A Verona si concentrò quindi un numero imponente di caserme, ben 11, e divenne una città sempre più ad uso e consumo dei militari che lasciavano ben poco spazio all'autonomia locale.
Gli avvenimenti europei e nella Penisola del 1830-31: una nuova rivoluzione in Francia, il divorzio del Belgio dall'Olanda, la rivolta polacca, i moti dell'Italia centrale, suscitarono notevoli apprensioni a Vienna.
Fu nominato il generale Radeztky che diede il via alla immediata creazione di un valido sistema difensivo. Furono investite enormi risorse nella fortificazione di Verona che era stata lasciata dalle guerre dell'età napolenica con le mura in molte parti distrutte e inservibili.

 

joseph radetzky verona

Joseph Radetzky. Di nobili origini boeme entrò giovanissimo nell'esercito austroungarico e si distinse subito per capacità militari, soprattutto durante le guerre napoleoniche. Fu nominato comandante in capo dell'esercito austriaco nel lombardo-veneto. Le sue funzioni erano in realtà più che il semplice comando militare, ricoprendo un ruolo di vero e proprio vice-imperatore. Soggiornò principalmente a Verona, a palazzo Carli. La moglie è sepolta nella sezione austriaca del cimitero monumentale di Verona.

I lavori iniziarono su progetto dell'architetto militare Franz Sholl. La città si trasformò da città murata prima, in fortezza e quindi caposaldo di un'intera regione fortificata: il Quadrilatero, con funzione strategica di primo piano.
Tutta la vita economica di Verona ne fu in larga misura condizionata, sorsero numerose costruzioni militari e moltissimi lavoratori abbandonarono officine, fabbriche e campi perché meglio retribuiti dagli austriaci nella costruzione di mura e fortezze. L'espriorio di vaste aree di terreno anche agricolo per la costruzione del doppio anello di fortificazioni, distribuì tra i proprietrari milioni di fiorini, ma allo stesso tempo si ripercosse nel futuro sviluppo urbano della città.
Il 1848 diede il massimo rilievo alla centralità militare di Verona nel sistema imperiale austriaco. A Verona il regime Asburgico, grazie all'arrendevolezza della Municipalità, fu capace di non perdere il controllo della situazione e il Radetzky riuscì a ripararvi con i resti del suo esercito e ad organizzare una vittoriosa controffensiva.
Di fatto Verona divenne capitale di quel che restava dei domini austriaci in Italia. La città si stava progressivamente militarizzando. Negli anni a cavallo del 1850, Verona assunse un ruole importante nel settore a quel tempo all'avanguardia del progresso industriale: i trasporti e le comunicazioni.
Il ridimensionamento della centralità di Verona nel sistema imperiale austriaco ebbe inizio nel 1859 in conseguenza della guerra che Piemonte e Francia avevano mosso all'Austria. Le anniessioni della Lombardia e dell'Italia centrale al regno di Vittorio Emanuele II, fecere in ogni caso di Verona una città di frontiera. Le stagione Imperiale di Verona era terminata ancora prima dell'arrivo degli Italiani.

 

Aspetti ubanistici

palazzo barbieri

In piazza Bra, proprio affianco all'Arena, il Palazzo Barbieri, progettato da Giuseppe Barbieri e costruito tra il 1836 e il 1848. Fu l'Imperiale Regio Comando di Città e Fortezza.

Il governo austriaco recepiì in larga misura le disposizioni del governo franco-napoleonico inerenti ai severi regolamenti urbanistici e li rese ancora più rigorosi e burocratici. Venne mantenuta la "Commissione dell'Ornato" alla quale doveva venir presentato al progetto per qualsiasi lavoro di costruzione o ristrutturazione di edifici e ricevere il regolare Nulla Osta all'esecuzione di lavori. Sino al 1830 non furono aperti in città cantieri di rilevanza.
Successivamente furono abbattute le casupole che sorgevano fin dal XVI secolo oltre il Ponte Pietra. Nel 1835 il signor A. Monga iniziò il recupero e la salvaguardia dei resti del Teatro Romano. Nel 1839 niziò il restauro delle Arche Scaligere.
E' tuttavia a cavallo degli anni '30 che il Neoclassicismo ispira l'architettura ottocentesca trovando in Giuseppe Barbieri il suo maggiore interprete. Suoi sono i progetti dell'attuale Municipio, del Cimitero Monumentale e della Loggia Arvedi in via Mazzini, maggiori opere architettoniche civili di questo periodo.

 

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