L'Epoca romana

via postumia

Un tratto dell'originale lastricato in basalto della via Postumia sotto l'Arco dei Gavi a Verona. Il sistema viario romano ebbe un ruolo fondamentale nella fondazione prima e nello sviluppo poi della città di Verona.

 

Come abbiamo visto nelle precedenti sezioni, è pressoché certo che già in epoca pre-romana, l’altura a ridosso dell’ansa dell’Adige oggi denominata Colle San Pietro, fosse occupata da un castelliere, forse da un villaggio di una certa dimensione e articolazione. Lo stesso nome Verona, al di là delle molte, spesso suggestive, leggende sulla sua origine, sta a testimoniare l’antica pre-romanità della città. Le origini potrebbero essere etrusche, come per altre città con suffisso in -ona /-onia: Cremona, Vetulonia, Populonia, o galliche, il cui prefisso ver- indicava città con organizzazione statale: Virunum, capitale dei Carni o Verodunum, l'attuale Verdun. Ciò che è certo è che il nome di Verona è pre-romano e non è mai cambiato da che per la prima volta se ne ebbe traccia.
È altresì quasi certo che sulla sponda del fiume opposta al colle, in pianura, esistesse un altro piccolo agglomerato di costruzioni più o meno semplici, in legno. Le due sponde erano collegate da un ponte ligneo. A prova di ciò starebbe la disomogeneità della zona urbana in questione, corrispondente all’incirca con l’attuale Vescovado e gli isolati limitrofi, rimasta, almeno in un primo tempo, estranea alla rigida pianificazione urbanistica romana. Anche la posizione di Ponte Pietra, il ponte in muratura che andò a sostiture quello di legno e che ancora si può ammirare a Verona, è fuori asse rispetto al sistema di cardi e decumani, e ciò sarebbe una prova del fatto che in quel punto esisteva un ponte prima che arrivassero i romani a costruire la loro città.
La zona dove sorgeva Verona era troppo strategicamente rilevante perché i romani non ne facessero un punto di riferimento per la propria espansione nel nord della penisola Italica. La zona era in pianura ma protetta a settentrione da colline che partendo da ridosso al fiume, procedendo verso nord diventano vere e proprie montagne. Vi era un fiume, che garantiva l’approvigionamento d’acqua ed era abbastanza ampio e profondo da permettere la navigazione. In più, con le sue anse, offriva una formidabile difesa naturale. Verona era a breve distanza da un grande lago, all’epoca ancora chiamato Benacus e si trovava a ridosso della pedemontana da cui sfociava la valle che collegava i valichi del nord con la grande pianura. Proprio per sfruttare al meglio queste vie di comunicazione già sicuramente utilizzate per collegare gli importanti centri che sorgevano già dalla prima età del bronzo, i romani si accingevano a lastricarele creando quell’incredibile sistema di strade del quale Verona si sarebbe trovata al centro.

 

Le strade romane

 

Tutte le strade portano a Roma ma molte strade portano a Verona
Tutte le strade portano a Roma ma, si potrebbe dire, molte strade portano a Verona.
Al 148 A.C. risale infatti la realizzazione della Via Postumia, fatta costruire dal console Postumio Albino, che collegava, per scopi, inizialmente, per lo più militari, il nord-est con il nord-ovest, Genova con Aquileia. Ad essa si aggiunsero poi la Via Gallica, che da Mediolanum si immetteva, proprio a Verona, sulla via Postuma e la Via Claudio Augusta, che collegava il Brennero con con Ostiglia. Queste strade sarebbero diventati gli assi di un sistema che collegava l’est con l’ovest, il nord con il sud e che aveva al suo centro proprio Verona. Ancora oggi, le autostrade che passano per Verona, non fanno che ricalcare quell’antico schema oggi chiamato Milano-Venezia e Modena-Brennero. Verona venne fondata quasi contemporaneamente alla stesura della via Postumia tanto che vi fu posta letteralmente sopra. Ancora oggi l’asse costituito dal Corso Porta Palio - Corso Cavour - Corso Porta Borsari – Corso Santa Anastasia, altro non è che la via Postumia. Alcuni anni fa, a seguito dei lavori di rifacimento delle tubature sotto corso Cavour furono riportate alla luce le belle lastre di pietra vulcanica, liscia e nera, dell’originale selciato romano che giacevano un metro e mezzo sotto l’asfalto. Su di esse ancora si potevano scorgere i solchi entro cui scorrevano le ruote dei carri romani, gli stessi che si possono ammirare sotto l’Arco dei Gavi, il monumento celebrativo della Gens Gavia, innalzato nel I secolo d.C. La costruzione della Verona romana rispecchia fedelmente la più Tipica struttura dell’accampamento, propria degli accampamenti militari, con due assi principali, cardo massimo e decumano massimo, quest’ultimo per Verona coincidente con la stessa via Postumia, che si intersecavano ortogonalmente nel foro. A questi si affiancavano poi una serie di cardi e decumani minori, paralleli e perpendicolari tra di loro, che formavano un bel reticolo regolare simile a una scacchiera. Lo stesso che si può facilmente notare quardando oggi una fotografia aerea della città, con l’asse Corso Cavour – Corso Santa Anastasia che si interseca con via Cappello (il cardo massimo) e, perfettamente al centro, Piazza delle Erbe, l’antico foro.

 

La fondazione della città

 

Nell'89 A.C. Verona diviene quindi Colonia latina. Con tutta probabilità la città è ancora per lo più costituita da semplici costruzioni in legno, protette da una palizzata. Unico edificio in solida e austera muratura è il Pons Lapideus, oggi Ponte Pietra, andato a sostituire un preesistente ponte ligneo su cui, prima della costruzione del Ponte Postumio, quasi certamente passava la via Postumia.
Nel 49 A.C. Verona ottiene lo status di Municipium, governata da magistrati propri, i suoi cittadini hanno diritti e privilegi come cittadini romani.
Vengono nominati i quattuoviri incaricati di appaltare, dirigere e coordinare i lavori di costruzione della città. I loro nomi P. Valerius, Q. Caecilius, Q. Servilius, P. Cornelius, come appaiono nell'iscrizione che li ricorda presso Porta Leoni. Si tratta dell'ufficiale atto di nascita della città.
Verona viene dotata di imponenti mura di cinta che vanno a sostituire la vecchia palizzata integrando sapientemnte la difesa naturale assicurata dal fiume Adige entro una cui ansa si trova la città. Per regolare l'accesso vengono costruite porte monumentali. Due di esse possono ancora essere ammirate dove furono costruite più di duemila anni fa. In particolare, quella oggi denominata Porta Leoni conserva parte della prima struttura in semplici mattoni e tufo propria dell’austera architettura di epoca repubblicana. Porta Leoni deve il suo nome al coperchio di un sarcofago rinvenuto nelle sue vicinanze decorato con due leoni scolpiti in pietra. Il sarcofago è posto nei giardinetti in fondo a via Leoni. Uno scavo di manutenzione stradale, alcune decine di anni orsono, ha riportato alla luce anche parte delle fondamenta di porta Leoni, in particolare una delle due torri circolari poste a difesa della struttura permettendo così agli archeologi di risalire alle sue forme. Più che di una semplice porta di un vero e proprio piccolo castello. In epoca imperiale alle strutture in mattoni vennero aggiunte delle facciate in pietra calcarea bianca che possono essere ammirate sia, anche se solo metà, a porta Leoni e, nella sua interezza, a Porta Borsari. Quest’ultima era probabilmente chiamata Porta Iovia, prendendo il nome da un tempio dedicato a Giove i cui resti furono trovati nelle vicinanze e oggi possono essere ammirati nei giardinetti di via Torbido. Nata come avamposto militare nel nord della penisola Italica, Verona romana divenne in breve una città popolosa e molto ricca e vitale, grazie ai commerci che da essa passavano e in essa si riversavano lungo le sue importanti vie d’accesso.

Per scoprire i monumenti e i reperti di Verona Romana con gli itinerari e i tour delle guide di Verona:

 

 

☎: +39 333 2199 645

info@veronissima.com