Il Museo di Castelvecchio

Castelvecchio

Museo di Castelvecchio

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Archeologico

Mosaico gladiatori

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Bassorilievo romano

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Affresco manierista

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Arte Moderna

Dipinto di Hayez

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Pala medievale e squarcio di Burri

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Interno del palazzo Miniscalchi

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Africano

Maschere africane

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Particolare del dipinto Madonnda della Quaglia di Pisanello

Castelvecchio è il più importante museo di Verona, allestito all'intero del castello costruito dalla famiglia della Scala a metà del 1300. Espone collezioni di scultura medievale e rinascimentale, una ricca pinacoteca, antiche campane in bronzo, gioielli, armi e armature. È celebre anche per il restauro dell'architetto Carlo Scarpa.

Info e prenotazioni visite guidate a Castelvecchio:

☎ +39 333 2199 645
info@veronissima.com

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La facciata esterna di Castelvecchio

La visita guidata di Castelvecchio è un ottimo completamento di un itinerario a Verona o può essere un percorso a sé per approfondire tematiche storiche e artistiche.
È ideale strumento didattico per le scolaresche in gita a Verona.

Temi e Percorsi

I percorsi si snodano dentro e fuori suggestivi cortili, saloni, mura medioevali, camminamenti di ronda sapientemente restaurati e coerentemente connessi da Carlo Scarpa.
Ecco alcuni spunti per una visita alla scoperta del Museo di Castelvecchio.

Scultura Medievale

La sala dedicata alla scultura medievale

La nostra visita guidata del Museo di Castelvecchio inizia dal pianterreno dove è collocata la collezione di scultura. In una successione di stanze collegate da archi, troverai bellissime opere che mostrano l'evoluzione della scultura veronese dallo stile romanico fino ai primi esempi rinascimentali.

Vale la pena soffermarsi sulle opere della scuola del Maestro di Sant'Anastasia. Si tratta di statue in tufo eleganti e slanciate secondo i tipici canoni gotici. Sono raffigurazioni di santi provenienti da varie chiese cittadine distrutte o rinnovate nel corso dei secoli. Alcune conservano tracce dei vividi colori con cui erano dipinte in origine.

Scultura con crocifissione di Cristo

Molto interessante e di grande impatto è anche una crocifissione in pietra. Il realismo con cui lo scultore, con chiare influenze centro-europee, ha realizzato le passione di Cristo e le sofferenze della Madonna e di San Giovanni è impressionante.

Scultura San Martino e il Povero

La sezione di scultura termina con un "San Martino e il povero" ormai pienamente rinascimentale nella resa anatomica del corpo umano e del cavallo, nelle proporzioni, nell'armonia generale della composizione.

Il cortile privato scaligero

Si esce all'aperto, nel cortile dell'ala residenziale del Castello.

Scultura di Cangrande

Se guardi all'insù vedrai la statua di Cangrande che un tempo decorava la sommità della sua tomba monumentale. Fu sostituita da una replica per preservarla dagli agenti atmosferici e l'originale portato a Castelvecchio dove è stato collocato all'esterno sotto una estensione del tetto.

Il Mastio

Il mastio di Castelvecchio

Si rientra nel mastio per salire al piano superiore della vecchia ala residenziale del castello. Nel percorso si possono ammirare alcune antiche campane in bronzo con insegne scaligere e delle edicole gotiche di epoca viscontea.
Durante il periodo veneziano di Verona il mastio di Castelvecchio era utilizzato come carcere.

Pittura Gotica

Si passa quindi alla pinacoteca con alcune opere del Gotico Internazionale o Gotico Cortese, che a Verona visse una stagione entusiasmante.

Si possono ammirare alcune pitture murali staccate delle varie scuole veronesi come quella di Altichiero e Turone da Maxio. Ad esempio una rara rappresentazione di battaglia di cavalieri proveniente dai Palazzi Scaligeri.

Dipinto murale con scena di battaglia

Nel '300 la maggior parte della pittura era a tema sacro. Quest'opera molto dettagliata ci offre invece una straordinaria istantanea delle armature e armi dei guerrieri e la confusione della mischia in un combattimento del XIV secolo.

Sinopia dell'affresco di Altichiero

Dalla chiesa di San Fermo proviene invece l'affresco di Altichiero per la tomba di Aventino Fracastoro. Rappresenta l'Incoronazione della Vergine. Nello stacco avvenuto nel 1958, i vari strati sottostanti si sono staccati separatamente rivelando sinopie, disegni preparatori, schizzi di soggetti che niente hanno a che vedere con l'opera finita. Probabilmente Altichiero o i suoi aiutanti facevano esercizio di disegno fintanto che gli strati preparatori asciugavano.

Pala medievale

Molto suggestivi sono anche i tipici polittici gotici dipinti a tempera con ampi sfondi e cornici a nicchie dorate opera di artisti come Giovanni Badile, Stefano di Giovanni, Michele Giambono. Opere che sono veri e propri gioielli, spesso ancora abbellite dalle cornici originali, complesse negli intagli e sontuose nella decorazioni.

La Spada di Cangrande

La spada di Cangrade

Nella sala all'inizio di questa sezione, collocata in una teca illuminata, c'è la spada di Cangrande. Venne estratta dall'arca monumentale del più importante signore di Verona nel 1921, quando per la prima volta venne aperto il sarcofago.

Gioielli Medievali

A fianco della spada di Cangrande alcuni preziosissimi gioielli medievali. Una grande stella in oro e una spilla tempestate di pietre preziose, una cintura ricoperta di perle.

Gioiello medievale

Furono scoperti nascosti in una casa di Verona.
Secondo molti studiosi, la raffinatezza della fattura e la preziosità dei materiali li rendeva degni di una corte reale ed è probabile che fossero parte del tesoro scaligero. Forse furono nascosti quando gli ultimi signori di Verona fuggirono dalla città all'ingresso dei Visconti. Sicuramente non avrebbero portato in un viaggio incerto e pericoloso oggetti così preziosi. Magari speravano che presto sarebbe riusciti a rientrare a Verona per recuperarli.

Pisanello e la Madonna della Quaglia

È certamente l'opera più importante e rappresentativa di Castelvecchio. È un dipinto fondamentale e la puoi trovare su molti manuali di storia dell'arte.

Madonna della Quaglia

La Madonna della Quaglia è un dipinto che fa da trait d'union tra la pittura gotica tradizionale, legata all'arte bizantina, e la nuova pittura rinascimentale. Ha le dimensioni e l'impostazione di una classica icona per devozione privata, ma lo sfondo è per metà oro e per metà un realistico roseto in cui siede la Madonna con Bambino. La Vergine Maria è raffigurata con grande realismo come fosse una delle raffinate nobildonne che Pisanello era così bravo a ritrarre e che anticipano autori come Filippo Lippi, Piero della Francesca, Raffaello.
Ai piedi della Madonna è dipinta con grande realismo una quaglia, simbolo dell'eucarestia. Pisanello era abilissimo nel raffigurare animali.

A dispetto del soprannome che prese dalla madre o dal padre, Pisanello fu un pittore veronesissimo, anche se parte della sua vita è ancora avvolta in un alone di mistero e trascorse molti anni tra Venezia, Mantova e Roma, dove si contendevano la sua arte. È stato un importante anticipatore della pittura rinascimentale. Nelle sue opere si trovano già accenni di prospettiva, profondità, resa realistica della natura e della figura umana anche con angolazioni molto ardite.

Il Primo Rinascimento

Dipinto di Antonio Badile II

Si passa poi alle opere della Verona a cavallo del Rinascimento, con i primi tentativi pre-mantegneschi di imitare il nuovo stile nelle opere di Antonio Badile e alcuni capolavori della scuola veneziana come il grande crocifisso di Jacopo Bellini, o le opere dei Morone, padre e figlio, e Liberale da Verona.
Non mancano i capolavori di grandi maestri come due Madonne con bambino di Giovanni Bellini, una Madonna della Passione di Carlo Crivelli e una Sacra Famiglia di Andrea Mantegna.


Andrea Mantegna è colui che portò a compimento la rivoluzione rinascimentale a Verona. Anche se era originario di Padova, a Verona lasciò il suo capolavoro: la pala di San Zeno. Il grande dipinto diventò ispirazione e oggetto di studio per intere generazioni di pittori cittadini. Mantegna prese il posto di Pisanello come pittore ufficiale alla corte dei Gonzaga a Mantova.

Collezioni d'Armi

Si rientra nel Mastio che fa da collegamento tra le due ali del castello. In due stanze raccolte si trova una piccola collezione di armi e armature. Da un lato grandi spade, scramasax (il lungo pugnale celtico), umboni e maniglie di scudo, parti di armature e finimenti di cavallo e molti altri oggetti in bronzo e ferro estratti da tombe longobarde presenti sul territorio veronese. Mostrano la grande abilità metallurgica di questa popolazione germanica che invase l'Italia nel VI secolo.

Ritratto di nobiluomo in armatura

Dall'altro una carrellata di armi rinascimentali da guerra e da parata. Spadoni a due mani, spade da punta, mazze ferrate, alabarde e picche. E poi ancora elmi, pettorali, spallacci, alcuni finemente istoriati il che ne faceva spesso fondamentali status symbol per la nobiltà dell'epoca, come ci mostra il grande ritratto di nobiluomo tutto tronfio nella sua armatura cesellata collocato nella sala.

I Camminamenti di Ronda

A partire da marzo 2007, dopo lunghi anni di chiusura, grazie a un attento lavoro di restauro, è possibile visitare un nuovo tratto dei camminamenti di ronda di Castelvecchio, tra merli ghibellini, torri e un giardino pensile che si apre all'improvviso tra gli stretti passaggi.

Camminamento di ronda di Castelvecchio tra i merli ghibellini

È un percorso suggestivo che permette di ammirare il maniero e la città da angolazioni inedite che saranno il soggetto di fotografie di grande impatto.
Due guide d'eccezione ti accompagneranno in questo viaggio nel tempo: Cangrande e Mastino II della Scala. Le loro statue equestri, erano originariamente poste sulle arche, i monumenti funebri degli scaligeri e sono ora posizionate in punti topici del castello. A distanza di sette secoli, sembrano ancora dominare con la loro presenza le atmosfere del luogo. Lapidi commemorative segnano alcuni importanti eventi nella storia dei signori veronesi.
La possibilità di accedere ai camminamenti di ronda è un'ulteriore motivo per visitare il museo di Castelvecchio.

La Statua di Cangrande

Ridiscesi dai camminamenti ci troviamo faccia a faccia con Cangrande. La statua lo raffigura armato di tutto punto in groppa al suo cavallo come se fosse pronto ad andare in battaglia o avesse appena terminato una mischia. La spada è sguainata. L'elmo con la testa di cane e le ali dell'aquila imperiale per cimiero è sfilato e appoggiato sulla schiena. Ciò che colpisce di più è l'ampio sorriso con cui ci guarda e che vuole rappresentare l'animo generoso e magnanimo del più grande tra i signori della Scala.
La statua era collocata originariamente sulla cima della tomba monumentale di Cangrande. Carlo Scarpa, nel suo allestimento di Castelvecchio, non volle chiudere la statua all'interno del museo e la pose su di un grande piedistallo in cemento all'esterno ma protetta da un prolungamento del tetto.

Pittura dal XV - XVIII secolo

Tornati all'interno dell'ala napoleonica si passa alla sezione dedicata al lungo e complesso periodo che va dal Rinascimento alla pittura settecentesca. Questo spazio espositivo fu completato dopo la morte di Carlo Scarpa dal collaboratore Arrigo Rudi. L'atmosfera cambia radicalmente rispetto alle precedenti sale di Castelvecchio e si fa più cupa e scura tanto da far pensare di essere in un museo diverso.

Girolamo dai Libri

La sala dedicata alla scultura medievale

Particolare attenzione va dedicato a Girolamo dai Libri, il pittore veronese che maggiormente recepisce la lezione del Mantegna applicandola ai suoi capolavori. L'impostazione di questo quadro esposto a Castelvecchio si rifà chiaramente alla Pala della Vittoria dipinta da Mantegna per Francesco II Gonzaga.
Girolamo dai Libri, come ci dice il nome, oltre che pittore fu un importantissimo miniatore di codici. Castelvecchio ne conserva un'importante collezione che però non può essere esposta permanentemente a causa della fragilità dei materiali. Le capacità di Girolamo dai Libri di dipingere dettagli accurati su superfici minutissime si ritrovano negli incredibili particolari delle sue opere e nei colori squillanti delle vesti dei personaggi che raffigura, altro elemento di derivazione miniaturistica.

Francesco Caroto

A partire dal 1404 Verona aveva perso la sua indipendenza. Non c'era più un centro politico che desse una precisa direzione alle arti con il suo mecenatismo e attraendo pittori famosi.
Tuttavia a Verona si sviluppano diverse scuole pittoriche molto vivaci, che producono buoni maestri come Francesco Caroto, che dal suo soggiorno milanese torna con l'influenza della pittura di Leonardo da Vinci. Ritratto di Giovane Benedettino ma soprattutto il Giovane con il disegno di un pupazzo, ne sono un chiaro esempio.

Ritratto di giovane ragazzo che mostra un disegno infantile

Quest'ultimo è uno dei dipinti emblema del Museo di Castelvecchio. Un ragazzo, o una ragazza, colto nell'istante in cui si gira a guardare il pittore e con un sorriso divertito gli mostra il disegno infantile che ha realizzato.
In molti hanno cercato di interpretare questo insolito soggetto. Forse, mentre il ragazzo posava per il pittore e si annoiava ha fatto il ritratto dell'artista che lo ritraeva. E adesso glielo mostra. Potrebbe quindi essere un originale dipinto nel dipinto, uno scambio di ruolo tra persona ritratta e persona che ritrae. E noi che lo guardiamo oggi intrappolati in mezzo ai due per il tramite della tela del dipinto. Esattamente ciò che succede nel celebre Las Meninas di Velazquez.

Paolo Veronese

Si arriva così al genio di Paolo Caliari, il più grande e celebre artista nella storia di Verona. Sfortunatamente, appena ci si rese conto delle sue straordinarie doti, la sua arte venne richiesta a Venezia, allora capitale di un potente stato. Lì Paolo Caliari trascorse buona parte della sua vita artistica, fu soprannominato il Veronese, e divenne uno dei pittori più celebrati, e pagati, della sua epoca. Sono poche le opere realizzate e ancora presenti nella sua città natale. A Castelvecchio se ne conservano tre.

Dipinto con una deposizione di Paolo Veronese

Una splendida Deposizione dai colori brillanti e vividi dove già si nota la sua caratteristica costruzione movimentata come una scena teatrale

Paolo Veronese - pala Bevilacqua Lazise

La Pala Bevilacqua Lazise, una grande tela con la tipica struttura a triangolo dove la Madonna e il Bambino stanno al vertice, san Ludovico di Tolosa, San Giovanni e i committenti alla base. Un pappagallo colorato è quasi una firma di Paolo Veronese che amava mettere animali esotici nei suoi dipinti, cosa che gli procurò anche dei guai con l'inquisizione.

Tre piccole raffigurazioni di vite di santi completano la collezione di opere del Veronese per Castelvecchio.

Alessandro Turchi

Alessandro Turchi - Adorazione dei Magi

Altro pittore di genio e grande tecnica che, formatosi a Verona, ebbe grande successo fuori dalla città, in particolare a Roma dove lavorò per i papi, è Alessandro Turchi, detto l'Orbetto. Le sue opere risentono già della cultura barocca. Sono affollate e movimentate da molti personaggi e dettagli, e realizzate con una straordinaria maestria ed eleganza.

La Storia del Castello

Il retro di Castelvecchio con il ponte Scaligero

Le vicende storiche di Castelvecchio sono complesse e avvincenti. La fortezza attraversa da protagonista 700 anni di storia veronese. Accompagnati da un guida turistica potrete scoprire gli eventi che portarono alla costruzione dell'imponente fortezza attraverso le varie fasi della tormentata e sanguinosa storia scaligera.

Nato dalla paura

Castelvecchio venne costruito a metà del 1300 dal signore di Verona Cangrande II della Scala, detto Can Rabbioso a causa del caratteraccio. A quell'epoca la signoria era già avviata al declino. In città cresceva il malcontento verso un'amministrazione sempre più dispotica. Attorno a Verona città come Venezia, Milano, Mantova erano ormai delle grandi potenze in cerca di espansione territoriale. Gli Scaligeri volevano quindi una fortezza dove sentirsi al sicuro in caso di attacco. Tutto a Castelvecchio parla di questa paura. Fu costruito a cavallo delle antiche mura comunali. In questo modo la famiglia della Scala e il suo esercito avrebbero avuto più di una via di fuga a seconda della provenienza di un attacco: verso la città, verso la campagna, o via fiume visto che il castello è in riva all'Adige.
Alte mura, torri merlate, un profondo fossato con ponti levatoi avrebbero garantito un'efficace difesa in caso di assedio.
Se le cose si fossero messe male il ponte fortificato ad uso esclusivo della famiglia della Scala avrebbe garantito una rapida e sicura fuga.

Cortili interni, torri, camminamenti di ronda e il suggestivo ponte Scaligero sono tutti accessibili e costituiscono parte del percorso della visita guidata a Castelvecchio.

Visconti e Veneziani

Castelvecchio continuò a mantenere il suo ruolo di fortezza anche dopo la fine della Signoria Scaligera. I signori della Scala lasciarono Verona proprio attraverso il ponte di Castelvecchio fuggendo in direzione della Val d'Adige e da lì in Baviera dove trovarono rifugio. Gli subentrarono i Visconti prima e poi i Veneziani che governarono la città per i successivi '400 anni.

Napoleone

Napoleone fece di Castelvecchio il quartier generale del suo esercito quando invase Verona nel 1797. Intervennero pesantemente per adattare la fortezza alle sue esigenze militari. Fece demolire gli edifici che sorgevano attorno al castello, incluso l'Arco dei Gavi, monumento romano del I secolo d.C. Nel grande cortile che fungeva da piazza d'armi in epoca scaligera fece costruire palazzine per le truppe ed edifici di servizio.

Stampa d'epoca che raffigura gli scontri attorno a Castelvecchio durante le Pasque Veronesi

Nel 1797 i cittadini di Verona insorsero contro l'occupazione francese in quelle che vengono chiamate le Pasque Veronesi. Durante i moti, le truppe francesi si asserragliarono nella fortezza e da lì cannoneggiarono i rivoltosi.
Nella visita guidata di Castelvecchio si possono chiaramente distinguere gli interventi architettonici francesi all'interno del cortile. Fuori dal Castello, sono ancora visibili i segni delle granate napoleoniche su alcuni palazzi lungo il corso Cavour.
L'arco dei Gavi fu ricostruito e restaurato su un lato del castello negli anni '30 e fa ancora bella mostra di sé.

Se vuoi approfondire

La scultura del Leone di San Marco distrutta dai Francesi

Il '700 e Napoleone.

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L'arco dei Gavi

L'Arco dei Gavi.

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Gli Austriaci

Nel 1815 Verona fu assegnata all'Impero Asburgico con tutto il Lombardo-Veneto. Gli austriaci munirono tutto il territorio veronese di un imponente sistema di fortificazioni adatte a resistere all'innovazione tecnologica delle moderne artiglierie.
Castelevecchio continuò ad avere funzione di fortezza urbana, polveriera, e per un certo periodo divenne tribunale militare.

Castelvecchio in epoca autriaca

Il suo aspetto era ormai completamente stravolto. Le torri erano state abbassate, i muri avevano perso la merlatura e l'insieme era quello di un anonimo e sgraziato forte ottocentesco.

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Forte San Leonardo

Verona Austriaca.

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Il falso storico del primo restauro

Con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia a Verona incominciò una grande operazione di restauro e ripristino urbano. L'operazione fu assegnata all'architetto e sovrintendente Antonio Avena. Era l'epoca dei restauri che ricreavano l'immagine antica dei monumenti, senza curarsi troppo dell'originalità.
Antonio Avena rifece Castelvecchio come appariva in alcune vedute settecentesche molto dettagliate. Negli edifici interni "riciclò" decorazioni e cornici in pietra di alcuni edifici antichi andati distrutti nella piena dell'Adige del 1882.
Il risultato fu di grande impatto visivo, anche se in buona parte falso. Tuttora se ne possono ammirare (o criticare) i risultati.
Progressivamente iniziò la musealizzazione e vi vennero trasferite alcune importanti collezioni d'arte anche se un'ala del castello rimane tuttora di proprietà dell'esercito che vi ha collocato il Circolo Ufficiali.

Il Processo di Verona

guardie repubblichine presidiano castelvecchio durante il processo di Verona

Castelvecchio è stato anche teatro di uno dei tanti momenti drammatici del regime fascista. Il 25 luglio del 1943, visti gli esiti disastrosi della guerra, il Gran Consiglio del Fascismo aveva destituito Mussolini. L'ormai ex dittatore era stato arrestato, portato in una prigione sul Gran Sasso, liberato da un commando tedesco e infine messo a capo della Repubblica Sociale di Salò sotto la cui giurisdizione rientrava anche Verona. In una sala di Castelvecchio si svolse il processo nei confronti dei membri del Gran Consiglio del Fascismo che avevano sfiduciato Mussolini: Emilio De Bono, Luciano Gottardi, Carlo Pareschi, Giovanni Marinelli, Tullio Cianelli e Galeazzo Ciano, che aveva sposato la figlia di Mussolini Edda.
La sentenza era già scritta e gli imputati furono tutti condannati a morte, incluso il genero di Mussolini. Attraversato il ponte di Castelvecchio, vennero portati al forte di epoca austriaca Procolo, dove tuttora si trova un poligono di tiro, e fucilati.

La distruzione del ponte Scaligero

Il ponte di Castelvecchio distrutto dai tedeschi nel '45'

La guerra continuò ancora un anno. Nell'aprile del '45 le truppe d'occupazione tedesche finalmente lasciarono l'Italia e Verona, non senza un ultimo sfregio. Per rallentare l'inseguimento dell'esercito alleato mentre fuggivano per la Val d'Adige, i tedeschi minarono tutti i ponti di Verona, inclusi quelli storici. Il ponte Scaligero fu demolito dalla dinamite il 24 aprile 1945. Le vibrazioni causate dall'esplosione furono tali che a Palazzo Canossa, nei pressi del Castello, il prezioso affresco del Tiepolo si staccò dal soffitto del salone sbriciolandosi a terra.
L'ala nord del Castello era invece stata distrutta dalle bombe alleate.

Il Restauro

il ponte di Castelvecchio

La ricostruzione del ponte iniziò quasi subito dopo la guerra. Si decise di ricostruirlo esattamente "com'era e dov'era", sfruttando ciò che si era conservato dei piloni centrali. Guardando oggi il ponte Scaligero è impossibile cogliere le differenze con le foto e i dipinti dell'anteguerra.

Carlo Scarpa

Il restauro del castello e riallestimento del museo vennero invece affidati al celebre architetto Carlo Scarpa nel 1957. L'opera di Carlo Scarpa fu radicale. Il suo intervento fu finalizzato a creare un contrasto tra elementi antichi e moderni che valorizzasse il più possibile la fruizione degli ambienti e delle opere. Il lavoro di Carlo Scarpa è ancora oggi considerato il suo capolavoro a livello internazionale.

Se vuoi approfondire

La scultura del Leone di San Marco distrutta dai Francesi

Carlo Scarpa e Castelvecchio.

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Il furto di Castelvecchio

Il 19 novembre del 2015 una banda di malviventi si introdusse a Castelvecchio al momento della chiusura serale. Dopo aver immobilizzato il personale della biglietteria e inservienti i ladri si avviarono per le stanze del museo staccando numerose opere dalle pareti. In totale i dipinti rubati furono 17, tra cui opere simbolo come La Madonna della Quaglia di Pisanello, e il Ritratto di giovane con disegno infantile di Francesco Caroto.
Verona ne fu sconvolta. Chi visitava il museo rimaneva shoccato davanti ai segni delle cornici sulle pareti vuote dove erano appesi i quadri rubati.
Dopo mesi di indagini serrate e riservatissime i quadri furono ritrovati in Ucraina. I componenti della banda arrestati. Tra loro la guardia del Museo di Castelvecchio che aveva fatto da basista. Non si sono mai conosciute le reali motivazioni del furto. Se ci fosse un committente o se avessero cercato di venderle in qualche circuito di ricettazione.
Dopo qualche tentennamento delle autorità ucraine per la restituzione, e un accurato restauro, le opere sono tornate al loro posto e la città tutta ha tirato un sospiro di sollievo.

Per informazioni su visite guidate a Castelvecchio, al suo museo, ai camminamenti di ronda, da accoppiare magari ai tradizionali giri città scrivete a:

Informazioni e prenotazioni:

+39 333 2199 645 info@veronissima.com P.I. 03616420232 C.F. CPPMHL74L13L781C