La Seconda Guerra di Indipendenza

Con la Seconda Guerra di Indipendenza i Savoia provavano di nuovo ad espandere il proprio territorio verso est. Questa volta gli austriaci non erano impreparati e avevano avuto il tempo di allargare il sistema difensivo del Quadrilatero con la realizzazione dei forti esterni del campo trincerato. L'intervento di Cavour, primo ministro del re, portò all'alleanza con la Francia di Napoleone III.

dipinto che mostra la battaglia di Solferino

Un dipinto raffigurante un drammatico momento della battaglia di Solferino, determinante della II guerra di indipendenza. Sullo sfondo l'altura di Solferino, con la torre oggi detta "spia d'Italia" divenuta monumento nazionale.

La guerra fu violentissima, anche a causa delle nuove armi, causando un massacro di truppe che ebbe grande eco grazie alla testimonianza di Henri Dunant, fondatore della Croce Rossa. La sconfitta austriaca portò all'annessione della Lombardia. Il Veneto e Verona restavano invece in mano asburgica.

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Il Campo Trincerato

Nel corso della Prima Guerra di Indipendenza Carlo Alberto con le sue truppe era arrivato alle porte della città. Radetzky aveva certamente avuto paura e ora si sentiva insicuro. Diede quindi operatività ai concetti difensivi del brillante ingegnere militare generale Von Scholl, venuto nel frattempo a mancare nel 1838 e sepolto nel cimitero monumentale di Verona. L'imponente progetto era rimasto nel cassetto a causa degli alti costi che all'epoca erano sembrati inutili data la stabilità dell'assetto post Congresso di Vienna. Il campo trincerato prevedeva che alle mura bastionate venissero aggiunte più cerchie concentriche di forti che si estendevano fino al Mincio.
Per sostenere una presenza militare che andava aumentando sempre più in numero, furono realizzati un immenso panificio in stile neogotico, l'attuale caserma Santa Marta, un immenso Arsenale, un ospedale militare.

Foto d'epoca forte Chievo

Il forte Chievo, in una foto d'epoca. Subito fuori della città quando venne costruito, oggi è rimasto inglobato nel tessuto urbano espansosi verso sud.

Cavour e l'alleanza con Napoleone III

Il piano delle nuove fortificazioni riaffermava il concetto della centralità di Verona e Mantova per il mantenimento del controllo su tutta l'Italia settentrionale. Nei territori occupati dagli austriaci si instaurò una vera e propria dittatura militare caratterizzata dal pugno di ferro del Radetzky.
Dovettero passare dieci anni perché una nuova iniziativa politico-militare provasse a scacciare gli Austriaci dal Lombardo-Veneto per annettere le due regioni al regno sabaudo nell'ottica dell'unificazione d'Italia. A guidare i giochi dietro re Vittorio Emanuele II c'era il genio politico del primo ministro piementese, il conte di Cavour, che prese a intessere alleanze politiche soprattutto con la Francia di Napoleone III.

La sostituzione di Radetzky

L'imperatore Francesco Giuseppe in visita a Verona nel 1857 aveva ritenuto il novantenne generale Radetzky non più in grado di sostenere il suo impegno come comandante del Lombardo-Veneto. Lo sostituì con il generale Gyulai.
Radetzky si rase i baffi militareschi in segno di protesta (altri sostengono che lo fece per sembrare più giovane) e si ritirò a Milano con la sua storica amante, la lavandaia Giuditta Meregalli. Morì un anno dopo, giusto in tempo per non assistere al passaggio di Milano e della Lombardia al suo nemico.

Fasi iniziali della guerra

L'alleanza con Napoleone III prevedeva l'intervento francese in aiuto dello stato sabaudo in caso di attacco asburgico. Cavour provocò quindi gli austriaci con l'organizzazione di un esercito in cui confluì lo stesso Garibaldi coi suoi Cacciatori delle Alpi. La reazione austriaca non tardò troppo e un ultimatum inaccettabile, rifiutato dai piemontesi, scatenò l'attacco austriaco sul Piemonte e il conseguente intervento francese.
L'esercito franco-piemontese guidato dagli stessi Napoleone III e Vittorio Emanuele II riuscì rapidamente a muovere verso est.
Il generale Gyulai, imitando il suo predecessore, si chiuse a difesa nel quadrilatero.
Preoccupato per l'andamento della guerra, l'imperatore Franceso Giuseppe scese in Italia da Vienna e prese personalmente il comando delle truppe.
L'imperatore cercò subito di riguadagnare le posizioni perdute uscendo dal quadrilatero e occupando le colline moreniche a sud del lago di Garda, assestandosi a Solferino, Cavriana, Medole, Guidizzolo e Pozzolengo.
L'esercito franco-piemontese, forte delle vittorie riportate e ritenendo ancora scarsi i movimenti austriaci nella zona stava di contro muovendo verso est. I due eserciti si trovavano vicinissimi e l'errata interpretazione dei movimenti di truppe nell'uno e nell'altro campo li fece scontrare quasi per caso.

San Martino e Solferino

mappa con i movimenti delle truppe e lo scontro a San Martino e Solferino

Solferino

Venuti in contatto all'alba del 24 giugno 1859, i due immensi eserciti, di più di 100.000 uomini ciascuno, si impegnarono in uno scontro violentissimo, che si protrasse per quasi 18 ore consecutive in una serie di battaglie che interessarono varie zone attorno all'altura di Solferino, da cui gli austriaci, in posizione di vantaggio sull'altura del colle, resistettero strenuamente.
L'esercito francese che impegnava gli austriaci sull'altura di Solferino ebbe alla fine la meglio.

San Martino

Non lontanto da Solferino, la 29ª Compagnia di Bersaglieri guidata da Raffaele Cadorna, padre di quel Luigi Cadorna a capo dell'esercito italiano nella Prima Guerra Mondiale, ingaggiò una battaglia con un'avanguardia austriaca per il controllo di Pozzolengo, combattuta principalmente nelle località di San Martino e Madonna della Scoperta. Gli austriaci erano avvantaggiati dalla posizione in altura e lo scontro si protrasse fino a sera.

Le conseguenze

Alla fine i caduti da ambo le parti furono più di 20.000. L'assenza di una strategia di battaglia preordinata, l'equilibrio delle immense forze in campo, la ferma determinazione alla vittoria di entrambi gli schieramenti e le nuove armi a canna rigata furono le principali cause della carneficina in cui si trasformò la battaglia.
In realtà, se confrontati con quelli di molte guerre napoleoniche i caduti erano tuttosomato pochi (nella Campagna di Russia i morti da entrambi gli schieramenti furono più di mezzo milione), ma lo sconcerto che causarono dà una certa misura di come era cambiata nel frattempo la sensibilità dell'opinione pubblica.

L'Armistizio di Villafranca

stampa d'epoca con la firma dell'Armistizio di Villafranca

A Villafranca, non lontano da Verona, Napoleone III, imperatore di Francia e Francesco Giuseppe, imperatore d'Austria, si incontrarono privatamente all'indomani della battaglia di San Martino e Solferino per discutere le condizioni dell'armistizio.

Napoleone III era rimasto impressionato da quanto accaduto, e temendo un possibile allargamento del conflitto alla Prussia, si affrettò a firmare un armistizio con l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe, senza per altro interpellare Vittorio Emanuele II. L'incontro si ebbe a Villafranca, non lontano da Verona. Pur riconoscendo la Lombardia, meno Mantova e Peschiera al regno sabaudo, il trattato manteneva il Veneto all'Austria e portava al ripristino dello status quo nei ducati, nelle legazioni pontificie e nel Granducato di Toscana. Le condizioni furono ritenute inaccettabili dal Cavour che dopo una furiosa discussione con Vittorio Emanuele in cui si dice che arrivò ad isultare il sovrano, si dimise da primo ministro.

Henri Dunant e la Croce Rossa

Nei pressi della battaglia si trovava un giovane filantropo di origine svizzera: Henri Dunant. Stava "inseguendo" per l'Europa l'imperatore Napoleone III per chiedergli suo sostegno economico per un progetto di solidarietà in cui era impiegato. Trovatosi nel mezzo della carneficina rimase profondamente impressionato dalle migliaia di soldati feriti e moribondi per i quali non vi era alcun soccorso organizzato. Le popolane di Castiglione delle Stiviere, mosse da pietà, soccorrevano come potevano le centinaia di feriti che giungevano alla chiesa del paesino.
Da questa esperienza sconvolgente nascerà "Un Souvenir de Solférino" un libretto in cui Dunant fa un'accorata e cruda cronaca della situazione al termine della battaglia. Il testo ebbe un tale effetto su alcuni filantropi europei che riuscì a muovere energie e capitali per la costituzione di ciò che diventerà il più importante organismo di soccorso internazionale: la Croce Rossa Internazionale.

Il Nobel per la pace

Henri Dunant sarà insignito del premio Nobel per la pace nel 1901, nel primo anno in cui il prestigioso riconoscimento venne assegnato. Con una "sottile" ironia del destino il premio era finanziato con gli ingenti proventi che Alfred Nobel aveva ricavato dalla vendita di esplosivi e cannoni, tramite la società Bofors di cui era proprietario.

Il Monumento alla Croce Rossa Internazionale

Nel 1959 sull'altura di Solferino venne realizzato il Memoriale della Croce Rossa monumento composto da marmi provenienti da ogni parte del mondo, su cui sono incisi i nomi dei 148 paesi che aderiscono alla Croce Rossa Internazionale.

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La III Guerra d'Indipendenza e l'annessione del Veneto

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