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Verona Fortificata:
Le Fortificazioni Austriache

 

Con la restaurazione post napoleonica Verona, e tutto il Veneto, diviene parte dell'Impero Asburgico, cuore del formidabile sistema difensivo detto il Quadrilatero. Tuttavia, dal momento che l'Austria occupò Verona, trascorse un periodo relativamente lungo prima che venissero intrapresi dei lavori di ripristino e adattamento del sistema difensivo cittadino che, dopo le demolizioni francesi, si trovava piuttosto sguarnito. La necessità di ripristinare e rafforzare le difese non venne inizialmente avvertita dall'Austria che si sentiva piuttosto tranquilla data la situazione politica generale susseguente la Restaurazione, saldamente controllata dalla Santa Alleanza e manovrata abilmente dal Metternich.
Furono i moti liberali del 1830 in Francia a creare inquietudine nei politici austriaci che immediatamente videro i pericoli che la propagazione delle idee liberali avrebbe potuto creare nel vicino Lombardo-Veneto. Tali preoccupazioni indussero il Comando austriaco a riconsiderare il sistema difensivo della città. Il rinnovamento delle mura viene affidato all'allora comandante del Genio generale von Sholl che ideò un progetto di difesa molto innovativo, orientato verso la nuova concezione del "campo trincerato". Egli conserva le mura veneziane laddove ancora integre dopo l'inutile scempio napoleonico, e aggiunge terrapieni e muri "alla Carnot" (un muro basso staccato dal terrapieno e posto ai piedi del fossato) seguendo le nuove teorie della scienza difensiva conseguenti ai progressi delle artiglierie. Oltre alla cinta muraria urbana, il von Sholl affida la prima difesa della piazzaforte a una cinta di forti staccanti, distanti circa un migliaio di metri dalla cortina. Questo primo gruppo di lavori, eseguiti solo parzialmente a causa dell'altissimo costo, segnò l'inizio di tutta una serie di opere che, proseguendo fino alla fine della dominazione austriaca, portarono Verona ad essere uno dei più muniti dispositivi difensivi e di manovra esistenti allora in Europa. Un secondo ciclo di lavori vennero compiuti tra il 1849 e il 1859, determinato dagli avvenimenti del 1948, in cui la necessità di poternziare ulteriormente le difese completando il progetto del von Sholl, fu pesantemente sentita da Radetzky. Ciò avvenne dopo che le truppe di Carlo Alberto, con lo scontro di Santa Lucia (alle porte della città), si dimostrarono in grado di sferrare un attacco risolutivo, inducendo il Consiglio di Guerra austriaco a riconsiderare il ruolo strategico di Verona nel sistema difensivo del nord Italia. Iniziò quindi una serie di grandi lavori riguardanti non solo le opere fortificate, ma anche la costruzione di un completo apparato logistico di supporto all'Armata residente nel Quadrilatero. Vennero allora costruiti importanti edifici quali le caserme al Campone, l'Arsenale militare, la caserma di Castel S. Pietro, ecc. Opere di grande mole ed impegno finanziario. Un terzo ciclo di lavori fu intrapreso nel periodo successivo alla campagna del 1859, in cui il mutamento della condotta di guerra e la disponibilità di nuovi e più potenti armamenti come il cannone a canna rigata e retrocarica, indussero il Comando austriaco a riesaminare la validità dell'assetto difensivo in atto e conseguentemente a intraprendere la costruzione, attorno alla piazza, di una seconda cinta di forti a maggiore distanza dalla prima, qualificando il sistema come vero e proprio "campo trincerato"

Molti degli edifici austiaci sia in città che in provincia, sono ancora esistenti, alcuni sono visitabili e costituiscono un inestimabile patrimonio storico e artistico tanto da essere stati nominati nelle motivazioni che nel 2001 hanno reso Verona tutta, sito dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'Umanità.

Gli itinerari guidati possono seguire le proposte tematiche legate al territorio o all'epoca storica o essere concordate con la guida per costruire percorsi personalizzati a seconda delle esigenze:

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