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Veronesi Illustri - Michele Sanmicheli

 

Michele Sanmicheli.

Michele Sanmicheli appartiene alla generazione che precedette Andrea Palladio, che con la sua celebrità a livello internazionale finì per offuscare non solo l'opera del Sanmicheli, ma di numerosissimi grandi architetti italiani che vissero nel medesimo periodo.
Il veronese Michele Sanmicheli tuttavia fu uno dei più grandi artisti della sua epoca e contribuì alla codificazione di quel linguaggio architettonico che pur ispirandosi alle antichità classiche, era in grado di realizzare edifici e strutture che non ne fossero una semplice imitazione, ma di rielaborare stili ed elementi decorativi in edifici originalissimi e funzionali. Egli fu non solo architetto, ma anche ingegnere e soprattutto urbanista, capace di preconizzare quello strutturazione delle città con ampli e rettilinei assi di accesso ed espansione che sarebbero diventati la base di sviluppo delle grandi capitali europee come Parigi.
Giorgio Vasari ci racconta di come Michele Sanmicheli, dopo i primi anni di apprendistato a Verona si trasferì a Roma "e giunto quivi, studiò in maniera le cose d'architettura antiche e con tanta diligenza, misurando e considerando minutamente ogni cosa, che in poco tempo divenne, non pure in Roma, ma per tutti i luoghi che sono all'intorno, nomato e famoso."

 

Michele Sanmicheli nacque nell'antico quartiere veronese dell'Isolo nel 1484, in una famiglia di maestri architetti e scultori originari di Porlezza. A soli 16 anni si trasferisce a Roma e diviene allievo del Sangallo. Il giovane Michele resta folgorato dalla grandezza dell'architettura del passato e si getta con passione nello studio dei resti romani, riproducendoli, analizzandoli, riflettendovi.
Venticinquenne, ad Orvieto, collabora alla fabbrica del Duomo, alla Cappella dei Magi, alla Cappella Petrucci e alla ricostruzione dell'antico palazzo comunale accumulando esperienze e notorietà, tanto che Papa Clemente VII lo invia assieme al Sangallo ad ispezionare le fortificazioni degli Stati Pontifici, in particolar modo presso le rocche di Parma e Piacenza. E' il 1526.
Nel 1527 Michele Sanmicheli, forse punto dalla nostalgia, decide di ritornare nella natia Verona, allora sotto la dominazione Veneziana. La Serenissima non si lascia sfuggire il grande genio e lo ingaggia per studiare e ridefinire le fortificazioni del suo ormai vasto territorio. La polvere da sparo si andava diffondendo, e bisognava adattare e ammodernare i sistemi difensivi delle città.
A Verona, Michele Sanmicheli è attivissimo, realizza una serie di opere che lo rendono celebre: le mura bastionate con le porte Palio e Nuova, la Cappella Pellegrini, palazzo Bevilacqua, palazzo Canossa, palazzo Pompei, palazzo Guastaverza, San Giorgio, il tempio di Madonna di Campagna sono solo i suoi principali interventi.
Le antiche vestigia romane di Verona, saranno per lui fonte dell'ispirazione che gli permetterà di rivoluzionare l'immagine intera della città cinquecentesca e di diventare punto di riferimento per gli architetti veronesi fino ai giorni nostri. Si ritrovano memorie e citazioni del Sanmicheli in tutta la città, nei portoni dei palazzi, nelle decorazioni di case ed edifici pubblici.

E' intento di questa sezione di veronissima.com, raccogliere e presentare alcune note biografiche di questi più o meno famosi cittadini veronesi. Per maggiori informazioni:

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