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Storia di Verona - Teodorico

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Il duello tra Teodorico e Odoacre. Da un manoscritto del XII secolo conservato negli archivi vaticani. Una simile scena è raffigurata a bassorilievo sulla facciata di San Zeno.

L'Impero Romano d'Occidente aveva dunque avuto una fine formale, anche se in realtà la fine sostanziale si era già avuta da parecchi decenni.
Da lì in poi la storia d'Italia sarebbe stata segnata da continue guerre, rivolgimenti, scontri, complicate mosse politiche, cambiamenti di regnanti con momenti più o meno lunghi in cui sarebbe tornata la pace per poi lasciare posto a nuove lotte e invasioni.
In questo lungo e quantomai complesso periodo, Verona ebbe non di rado un ruolo da protagonista, venendosi a trovare, spesso suo malgrado, sulla scena della Storia grazie alla sua posizione strategica all'incrocio di importanti vie di comunicazione e cerniera geografica tra il centro Europa e il resto della penisola.

Teodorico contro Odoacre
Il regno di Odoacre non ebbe lunga durata. Presto si ritrovò contro gli Ostrogoti (goti d'oriente) che in seguito a un accordo con Costantinopoli calarono in massa nella penisola italica. La capitale dell'Impero d'Oriente continuava a cercare di controllare politicamente la sua disfatta controparte occidentale, e non vedeva di buon occhio i successi di Odoacre.
Gli Ostrogoti erano una popolazione stimata in più di 300.000 tra uomini, donne, vecchi e bambini, che dal Nord Europa, in un territorio compreso tra la penisola scandinava e la Danimarca, si spostarono prima nell'Europa Centrale e poi, varcate le Alpi nel 489 d.C., calarono negli ancora ricchi territori del vecchio impero.
A guidarli vi era Teodorico, figlio del re ostrogoto e che, come spesso accadeva all'epoca, aveva trascorso la sua giovinezza ostaggio a Costantinopoli, in una di quelle consuetudini che garantivano i delicati equilibri politici tra Impero Romano e popolazioni germaniche.
Più che un semplice prigioniero a Costantinopoli Teodorico era stato un ospite illustre e vi aveva ricevuto una colta educazione. Oltre alla lingua nativa parlava correntemente il greco e il latino. Ormai adulto Teodorico era quindi tornato in patria e da lì aveva guidato la discesa dei goti contro Odoacre. Teodorico sconfisse Odoacre una prima volta presso l'Isonzo nel 488, infliggendogli poi il colpo definitivo in territorio veronese, nella Campagna Minore (oggi Madonna di Campagna), tra le attuali San Martino Buon Albergo e San Michele.
Secondo la tradizione è proprio in occasione del tremendo scontro tra i due eserciti, quello di Odoacre e quello di Teodorico, che nacque uno tra i più tipici piatti della tradizione culinaria veronese: la Pastissada de' Caval, lo stracotto di carne di cavallo. Alla fine della cruenta battaglia rimasero sul campo centinaia di cavalli, anch'essi, come molti combattenti, vittime dello scontro. La popolazione affamata chiese al vincitore Teodorico il permesso di utilizzare quella carne. Il nuovo sovrano lo concesse ma, data la grande abbondanza di carne, si cercò di prolungarne la durata immergendola in vino e spezie. La successiva cottura diede vita al celebre piatto che oggi si mangia accompagnato dalla tipica polenta molle.
Odoacre finì i suoi giorni assassinato su ordine di Teodorico e lasciò ai goti l'incontrastato dominio sull'Italia.

Teodorico a Verona
Capitale di questo nuovo regno fu stabilita da Teodorico a Ravenna, ma Verona fu sempre molto amata dal re germanico che vi risiedette a lungo anche per la facilità di spostamento che si aveva dalla città, in particolare verso nord, attraverso la Valdadige.
Il regno di Teodorico in Italia durò quasi trent'anni, un periodo eccezionalmente lungo se si pensa alla velocità con cui si erano susseguiti gli imperatori negli ultimi decenni dell'impero. La stabilità del governo e l'abilità con cui Teodorico regnò assicurarono una vera e propria rinascita di un territorio che era andato impoverendo e decadendo. A beneficiarne fu ovviamente anche Verona che, prediletta dal sovrano, venne restaurata e rinnovata ritrovando un po' dell'antico splendore. Furono ricostruite e ampliate le mura cittadine che erano rimaste pressoché inservibili dal tempo dell'assedio di Costatino a Massenzio nel 312. Le nuove mura di Teodorico ora inglobavano l'Arco dei Gavi che venne di fatto utilizzato come porta cittadina e, chiudendo l'ansa dell'Adige più a sud delle vecchie mura di Gallieno, anche l'Arena. A nord le mura furono estese a gran parte della zona collinare di Verona, dall'attuale ponte Nuovo salivano a circondare il colle di San Pietro per poi ridiscendere fino alla chiesa di Santo Stefano, già presente all'epoca e che, sorta su di un tempio pagano forse dedicato a Iside, secondo molti rimase a lungo la Cattedrale di Verona. Le mura nel tratto nord venivano a inglobare un'ampia zona collinare che divenne con tutta probabilità l'insediamento dei goti. Di ciò rimane traccia nella toponomastica cittadina, nel quartiere di San Giovanni in Valle: derivato da Vallum Gothorum. Proprio l'austera chiesa di San Giovanni in Valle, ancora oggi ammirabile in tutta la sua arcaica semplicità, fu la chiesa ariana dei conquistatori non ancora convertitisi al cattolicesimo.
Il tracciato della cinta muraria stabilita da Teodorico rimase pressoché immutato fino al 1300 e ancora oggi, per quanto ricostruito in materiali diversi nel corso dei secoli, può essere ammirato di fronte all'Arena.

Il Castello di Teodorico
Sempre chiuso dal ramo nord delle mura doveva esservi anche il leggendario Castello di Teodorico, raffigurato sul sigillo di Verona e che tanto è rimasto impresso nella fantasia di chi ha letto, o dovuto imparare a memoria, la celebre poesia del Carducci: "Sul castello di Verona batte il sole a mezzogiorno...".
Il castello, secondo alcuni recenti studi e ricerche, doveva sorgere sul lato est del Teatro Romano, a mezza costa del colle poi denominato di San Pietro. Stando al sigillo che lo rappresenta aveva la classica fattezza degli edifici bizantini che tanto dovevano essere cari a Teodorico. Il corpo centrale dell'edificio era poi affiancato da due torri lunghe e sottili, simili a minareti. Purtroppo la notevole attività edilizia che caratterizzò tutta l'area nel corso dei secoli, ha cancellato quasi ogni traccia del palazzo teodoriciano.
Oltre alle mura, Teodorico restaurò numerosi altri edifici a Verona tra cui l'acquedotto e le terme, e favorì la cultura e le arti. Una leggenda vuole addiritura che l'Arena stessa sia stata realizzata dal re ostrogoto. Tanto fu l'amore per Verona che in germania ancora oggi egli viene chiamato Dietrich von Bern, dove "Bern" è proprio il termine con cui veniva indicata Verona a nord delle Alpi. E Teodorico dovette conoscere e apprezzare il vino acinatico, di cui gli aveva parlato in una lettera il consigliere Cassiodoro. Un vino dolce, corposo, realizzato da uve lasciate ad appassire, sicuramente l'antenato di recioto e amarone.

Il Mistero della Scomparsa

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La Caccia Infernale. Il bassorilievo si trova sulla facciata di San Zeno e raffigura la leggenda della fine di Teodorico che inseguendo un cervo viene precipitato dal suo cavallo demoniaco nel cratere dello Stromboli. La pietra ha un alto contenuto di zolfo e in passato, sfregando una sasso sulla suggestiva scena, le madri di Verona facevano sentire ai loro figli indisciplinati "l'odere dell'Inferno" da cui i fori di cui è ricoperta la scena.

Gli ultimi anni di vita di Teodorico furono caratterizzati da una progressivo indurimento delle posizioni del sovrano, che in gioventù aveva sempre cercato l'equilibrio e l'armonia mediando i contrasti tra goti e popolazione latina, chiesa e impero. In particolare, sempre più sospettoso e temedo complotti degli amministratori e consiglieri latini ai quali si era sempre affidato con fiducia, arrivò a condannare a morte il senatore Albino e il fido maestro di palazzo Severino Boezio. La catena di sospetti, incarcerazioni e vendette politiche si inasprì ulteriormente quando Costantinopoli decise una stretta contro l'eresia ariana predominante tra i goti. Teodorico arrivò persino a far rinchiudere e morire in carcere a Ravenna papa Giovanni I colpevole di non essere riuscito a ottenere la libertà di culto per i goti ariani. I bizantini stancatisi anche del governo di Teodorico stavano per intervenire nuovamente come era accaduto per Odoacre.
Teodorico scomparve nel 526 all'età di 70 anni, proprio mentre si stava preparando allo scontro con Costantinopoli.
La fine di Teodorico è avvolta dal mistero e numerose sono le leggende sorte riguardo la sua scomparsa. La più celebre è quella che racconta come Teodorico, al bagno nell'Adige proprio a Verona, per inseguire, lui grande cacciatore, un meraviglioso cervo che gli si era presentato davanti, salì in groppa a un misterioso destriero apparso all'improvviso. Il nero cavallo era in realtà un essere demonico che al termine di un'allucinata corsa lungo la penisola italiana precipita il vecchio re nel vulcano Stromboli, ingresso dell'inferno. La leggenda è magnificamente ritratta in un bassorilievo della facciata della basilica di San Zeno, che sicuramente ispirò la poesia del Carducci.

Per scoprire le tracce e le leggende di Teodorico a Verona, là dove sorgeva il suo mitico castello, o sulla facciata della chiesa di San Zeno, chiedete alle guide turistiche di Verona di organizzare per voi un itinerario tematico nella Verona altomedievale:

info@veronissima.com

 

 
 
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