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Annullata la mostra "I Capolavori del Louvre"

maggio 2008

Si è conclusa con un comunicato stampa l'avventura Veronese di Marco Goldin e della sua "Linea d'Ombra", la società che avrebbe dovuto portare a Verona la più grande concessione di opere d'arte che il Louvre abbia mai dato in prestito, o meglio in affitto. I tempi tecnici non sono sufficienti per l'adeguamento della Gran Guardia, per le procedure burocratiche relative al prestito, per l'adeguata spedizione e conservazione delle opere. Questo il contenuto del comunicato che tuttavia sembra nascondere tra le righe e i pochissimi commenti che trapelano e che hanno preceduto l'annuncio choc, problematiche più complesse legate ai rapporti tra Linea d'Ombra e Comune di Verona relativamente al finanziamento dell'iniziativa e tra Comune di Verona e operatori turistici che vedevano nella mostra, più che una risorsa che avrebbe spinto molti turisti a visitare Verona, un problema con cui confrontarsi anche aspramente.
Polemiche e perplessità erano infatti sorte subito. Il Comune non aveva i soldi necessari all'evento, quasi 10 milioni di euro e nonostante alcune conferenze stampa, due presentazioni al pubblico, una a Milano e una a Verona, le pubblicità sulla stampa nazionale, e 30.000 visitatori che avevano prenotato, e pagato il salato biglietto e la prevendita, a 4 mesi dall'inaugurazione, non vi era ancora un contratto firmato tra Linea d'Ombra e il Comune di Verona, con il sindaco Flavio Tosi che aveva fortissimamente voluto Goldin. La delibera non era ancora passata e non vi erano specificazioni su dove e come i soldi sarebbero stati reperiti. Nei giorni immediatamente precedenti l'annuncio della disdetta, pare che il Comune avesse chiesto a Goldin in cambio del finanziamento di una buona metà della mostra, 4 o 5 milioni di euro, di partecipare agli utili dell'evento. Goldin aveva risposto con un laconico no comment a chi gli chiedeva di questo nuovo accordo, e pare che proprio questo nodo non sciolto possa essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Di fatto Goldin, con una certa spregiudicatezza, pare fosse intenzionato a socializzare i costi e privatizzare gli utili. La dichiarazione del Louvre, che non ha voluto dare ulteriori spiegazioni, pare sia in realtà stata la exit strategy da un pantano in cui ne' Goldin ne' il Comune di Verona volevano più avventurarsi.
Il danno di immagine per la città di Verona, già provata da tragici fatti di cronaca, è comunque notevolissimo e ci vorrà tempo e un duro lavoro per poter rimediare. Ci vorrà tempo soprattutto per ricucire l'ampio strappo che si è venuto a creare tra istituzioni e le categorie cittadine legate alla cultura e al turismo. L'impegno finanziario del Comune, già in difficoltà economiche, avrebbe drenato ogni altra risorsa per le numerose e prestigiose istituzioni museali cittadine quali la Fondazione Arena, Castelvecchio, Palazzo della Ragione, il Museo Archeologico, il Museo Lapidario Maffeiano e la Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Forti. Il direttore di quest'ultima, Giorgio Cortenova, si era dimesso proprio pochi giorni prima della disdetta del Louvre, in polemica con il Comune che ha tra l'altro deciso di mettere all'asta per farne appartamenti e negozi il prestigioso immobile donato da Achille Forti alla città di Verona perché ne facesse un luogo dedicato all'arte. Aspre polemiche erano poi state sollevate da albergatori, compagnie di bus turistici, associazioni di guide turistiche e ristoratori per la serie di balzelli e tasse che la maggioranza di centro destra a guida leghista di Verona si apprestava a mettere: ticket di ingresso sugli autobus turistici, tasse di soggiorno, aumento degli ingressi per monumenti e musei. Ancora polemiche erano venute dal comparto legato al ricco e strategico mercato del turismo congressuale e fieristico di Verona, che avrebbe ricevuto un grave danno dall'occupazione di spazi, come quello della Gran Guardia, originariamente adibiti a centro congressi e conferenze oltre che dalla privazione di risorse e attenzioni.
Infine Galan, il governatore della Regione Veneto, da subito contrario all'iniziativa, aveva sprezzantemente negato il contributo della Regione a un progetto che non valorizzava il ricco territorio di Verona.
Pare che il capitolo Linea d'Ombra non sia tuttavia del tutto chiuso, e la cancellazione delle sue mostre sia solo un rinvio. Staremo a vedere. L'unica speranza, o illusione, è che le istituzioni possano imparare dalle polemiche sollevate e capire quanto valore ci sia in ciò che Verona già possiede e la necessità di valorizzarlo e farlo conoscere.


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