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Le Scenografie dell'Arena

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Nel 1913 all'indomani dell'incredibile "scoperta" dell'Arena di Verona come sede dell'opera, non più come semplice monumento dell'antichità, ci si trovò di fronte a una grande opportunità. Le dimensioni dell'Arena mettevano a disposizione degli scenografi spazi mai avuti prima per creare ambientazioni spettacolari al servizio della lirica, che finalmente usciva dai teatri chiusi e veniva rappresentata su un palcoscenico aperto, dove però mancavano fondali e boccascena. Un'impresa che non aveva precedenti, mai erano state infatti allestite scenografie di simili dimensioni, e senza l'ausilio delle "soffitte" da cui calare fondali ed elementi vari. Anche i teatri dell'antichità avevano come scena un'architettura in muratura fissa che per convenzione raffigurava di volta in volta l'ambiente richiesto dalla rappresentazione che nella sua stessa stesura (nella tragedia greca vi era infatti unità di spazio e di tempo) teneva conto dei limiti della scenografia. Ora si trattava invece di mettere in scena un'opera ottocentesca, complessa, con più di un ambiente, al chiuso e all'aperto, minuziosamente descritti dall'autore, con consuetudini ormai acquisite dalla tradizione scenografica cui si era abituata il pubblico dell'epoca.

Ettore Fagiuoli

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Bozzetto di Ettore Fagiuoli per la scenografia dell'Aida all'Arena di Verona.

Chi per primo raccolse la sfida fu un architetto Veronese che forse proprio per la sua mancanza di esperienza come scenografo riuscì ad affrontare le problematiche relative all'impresa senza preconcetti e con grande creatività. Ettore Fagiuoli è uno dei più importanti architetti veronesi, che come Sanmicheli prima di lui, ha fatto dei suoi interventi in città, dei veri e propri punti di riferimento nel paesaggio urbano veronese: ponte della Vittoria, il campanile del Duomo, la Sinagoga, il Garage Fiat, il liceo Maffei, con una spiccata sensibilità per la creazione artistica essendo al contempo pittore e incisore.
La soluzione radicale che Ettore Fagiuoli adottò per l'Arena fu quella di abolire il fondale, lasciando che le splendide gradinate in pietra rossa di Verona diventassero esse stesse, con la loro imponenza, parte integrante dell'ambientazione, l'antico Egitto. Ad aumentare la monumentalità dell'Aida, il Fagiuoli inserì delle colonne a tutto tondo decorate, che con la loro disposizione accentuavano la profondità della scena. Statue gigantesche, tende e qualche ulteriore elemento plastico completavano una scenografia imponente.
Questa prima soluzione che contribuì allo strepitoso successo dell'opera in Arena, seguita dalle numerose scenografie create in seguito da Ettore Fagiuoli, diede vita a quella tradizione delle scenografie areniane fondata sulla monumentalità e tridimensionalità, che perdura a distanza di più di ottant'anni e per la quale il festival operistico in Arena è famoso in tutto il mondo. Di anno in anno vengono infatti create nuove e sempre più creative e spettacolari scenografie per le numerose opere in cartellone che assieme ai direttori, ai cantanti, alla regia, alle performance nelle varie serate, costituiscono argomento di discussione per melomani e appassionati.
Le scenografie, cambiate a volte anche da un giorno all'altro, vengono assemblate con l'ausilio di una gru che staziona sul retro dell'anfiteatro e nelle giornate in cui non vengono utilizzate rimangono, smontate, in aree appositamente predisposte all'esterno di piazza Bra, all'ammirazione di turisti e passanti.

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Una statua della scenografia dell'Aida, all'esterno dell'arena in attesa di essere utilizzata.

Per ulteriori informazioni turistiche, sulle opere, sull'acquisto biglietti o per visite guidate che precedano le rappresentazioni, scrivete a:

info@veronissima.com

 

 
 
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