Matteo Bandello

Giulietta e Romeo

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Casa di Giulietta

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Casa di Romeo

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Tomba di Giulietta

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Romeo e Tebaldo

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Mura ed esilio

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William Shakespeare

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Luigi da Porto

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Matteo Bandello

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Arche Scaligere

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Ningbo

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Ritratto di Matteo Bandello

Un altro autore che scrisse una sua versione della storia di Giulietta e Romeo è Matteo Bandello. Si tratta di un racconto contenuto nel Novelliere pubblicato nel 1554, venti anni dopo la novella del Luigi da Porto e quasi trent'anni prima della versione di William Shakespeare.

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Matteo Bandello nacque a Castelnuovo Scrivia, in Piemonte, nel 1485. Giovanissimo, entrò come novizio nel monastero di Santa Maria delle Grazie a Milano, grazie all'appoggio dello zio Vincenzo che ne era il priore. In quegli anni Leonardo da Vinci dipingeva il celebre Cenacolo. Il giovane Matteo vide il maestro al lavoro e in una delle sue novelle diede una vivida descrizione del modo di dipingere del grande genio.
Nonostante tonaca e voti monastici, Matteo Bandello ebbe un'intensa vita mondana. Fu segretario e diplomatico alla corte degli Sforza prima e dei Gonzaga poi, stringendo legami e contatti con importanti figure politiche e letterarie dell'epoca. Si innamorò di una dama di corte per la quale scrisse delle poesie pubblicate nelle sue Rime.
Grazie ai contatti con il re di Francia, Matteo Bandello divenne vescovo di Agen, città francese, dove visse fino alla morte nel 1561.

Attività letteraria

Oltre alle rime, raccolte in un canzoniere sul modello petrarchesco, Matteo Bandello pubblicò un Novelliere, una serie di racconti che rappresentano la multiforme commedia umana, con temi e stile che si ispirano al Boccaccio.
I suoi racconti vennero tradotti in francese, ebbero molto successo e si diffusero in tutta Europa, dove divennero ispirazione per moltissimi autori del '500 e '600.
"La dodicesima notte" e "Molto rumore per nulla" di William Shakespeare sono chiaramente basati su sue novelle. Anche Cervantes prese ispirazione dal Bandello per il suo racconto "Ejemplar La española inglesa".

La Novella IX

La sfortunata morte di dui infelicissimi amanti che l'un di veleno e l'altro di dolore morirono, con varii accidenti

La novella che ci interessa di più è però la IX del secondo libro. In questo caso è Matteo Bandello che sembra ispirarsi al testo di Luigi da Porto. La trama è sostanzialmente la stessa.
Ogni novella di Matteo Bandello è preceduta da una dedica. In questo caso a Girolamo Fracastoro, medico veronese tra i primi a ipotizzare l'origine microbica delle malattie. L'autore lo ringrazia per avergli consigliato l'acqua delle fonti di Caldiero, località termale nell'est veronese, per curare i suoi problemi di reni. A Caldiero si trovava in compagnia di alcuni nobili veronesi che allietavano le giornate con giochi e racconti. Tra questi vi era Alessandro Pellegrini che fece piangere tutti i presenti con una storia dal finale tragico che prontamente Matteo Bandello inserì nella sua raccolta.

La novella inizia con una splendida descrizione di Verona che fa pensare che davvero Matteo Bandello dovesse conoscere molto bene la città

"Poche città siano ne la bella Italia le quali a Verona possano di bellezza di sito esser superiori, sì per così nobil fiume com'è l'Adice che quasi per mezzo con le sue chiarissime acque la parte e de le mercadanzie che manda l'Alemagna abondevole la rende, come anco per gli ameni e fruttiferi colli e piacevoli valli con aprici campi che le sono intorno. Taccio tante fontane di freschissime e limpidissime acque ricche, che al comodo de la città servono, con quattro nobilissimi ponti sovra il fiume e mille venerande antichità che per quella si vedeno."

In questa così bella Verona, nel tempo in cui signore della città era Bartolomeo della Scala, si trovavano due famiglie da lungo tempo in lotta tra di loro: Montecchi e Capelletti. La pari nobiltà e ricchezza aveva impedito a una delle due di prevalere sull'altra così che le sanguinose faide avevano causato numerosi morti dall'una e dall'altra parte e nelle fazioni che le sostenevano. Pur non essendo riuscito a pacificarle, Bartolomeo della Scala era almeno riuscito a porre fine alle continue mischie che opponevano le due famiglie sconvolgendo la città.

Ritratto di Matteo Bandello

Accadde dunque che un anno, dopo Natale, a Verona iniziarono a tenersi delle feste in maschera a cui partecipavano i giovani della citta. Antonio Capelletto, a capo della propria famiglia, organizza una sontuosa festa nel suo palazzo. Vi partecipa anche il ventenne Romeo Montecchi. Con gli amici entra mascherato a casa Capelletti. Romeo era da due anni innamorato di una donna che tuttavia non lo degnava di uno sguardo, nonostante le molte lettere e le ambasciate che lui le aveva mandato. Il povero Romeo, per dimenticare la sdegnosa amata aveva così pensato di abbandonare Verona e viaggiare qualche anno per l'Italia per poterla dimenticare, ma ancora non si decideva a partire. Gli amici cercavano di consolarlo dicendogli che stava sprecando il suo amore per una donna che non lo meritava. Avevano così preso a partecipare alle varie feste in maschera che si tenevano a Verona, senza degnare di uno sguardo l'amata, cercando una donna che piacendogli, potesse sostituire quella che in cuor suo agognava. Alla festa di messer Capelletti Romeo se ne resta in disparte a osservare gli invitati e, togliendosi la maschera causa lo stupore dei presenti, da un lato per la sua bellezza e aitanza, dall'altro per il fatto che un Montecchi sia in casa Capelletti. Ma Romeo è un "giovinetto molto costumato e gentile" e "generalmente amato da tutti". La ragazza nella quale Romeo maggiormente suscita interesse è tuttavia la giovane figlia di messer Antonio Capelletti, Giulietta, che non riesce a togliergli gli occhi di dosso. Anche Romeo è colpito dalla bellezza di Giulietta, ma i due non trovano modo di poter parlare e conoscersi. L'occasione si presenta quando incomincia il ballo del "torchio". Romeo viene preso a ballare da una donna e, passato il torchio ad un'altra donna, va a sistemarsi nel cerchio formato dai partecipanti al ballo, proprio a fianco di Giulietta e con lei mano nella mano. Giulietta, con l'altra mano tiene messer Marcuccio, "uomo di corte molto piacevole" ma con le mani perennemente fredde. Giulietta si rallegra con Romeo di stringere la sua calda mano. Terminato il ballo, i due si separano a malincuore, ansiosi di sapere di più l'un dell'altro. Giulietta, interrogando la fida nutrice, scopre così che Romeo altri non è che un membro della casata rivale.

Ritratto di Matteo Bandello

Romeo, in quel primo incontro alla festa a casa Capelletti si è follemente innamorato di Giulietta e, sempre più frequentemente, in particolare nelle ore serali, sosta nel vicolo sui cui da' la finestra della camera di Giulietta, dalla quale, di tanto in tanto, la può segretamente scorgere. Una sera Giulietta apre la finestra e, affacciandosi, scorge Romeo illuminato dalla luna. Giulietta, stupita, gli rivolge la parola e i due confessano l'un l'altro l'amore che li consuma. Giulietta però dice a Romeo che potranno incontrarsi solo se legati dal sacro vincolo del matrimonio. Decidono così di sposarsi con l'aiuto di frate Lorenzo da Reggio, padre spirituale di Giulietta e amico di Romeo, "maestro in teologia, gran filosofo ed esperto in molte cose e distillator mirabile e pratico de l'arte magica". Frate Lorenzo accettà di sposare i due, sperando di porre così fine all'inimicizia tra le due casate. Con la scusa di confessarsi, Giulietta si reca presso la chiesa di fra' Lorenzo e lì, tolta la graticola del confessionale, il religioso fa incontrare Giulietta e Romeo e celebra il matrimonio. Giunta la notte, Romeo si reca al palazzo dei Capelletti e, scavalcato il muro, incontra finalmente l'amata Giulietta. I due si lasciano ripromettendosi di trovare quanto prima il modo di mettere a conoscenza il padre di Giulietta del loro matrimonio. E' il periodo pasquale, e "su il Corso vicino a la porta dei Borsari verso Castelvecchio", due gruppi, uno di Capelletti, un altro di Montecchi, si incontrano dando luogo a uno scontro armato. Il più acceso nella mischia è Tebaldo, cugino di Giulietta. Arriva Romeo, e temendo che il riaccendersi della faida tra le famiglie possa compromettere il matrimonio con Giulietta cerca di placare gli animi e separare i contendenti. Romeo sta trascinando i suoi fuori dalla mischia quando Tebaldo gli tira una stoccata al fianco. La corazza salva dal colpo Romeo che nonostante tutto prega Tebaldo di abbassare le armi e non spargere altro sangue. Tebaldo non sente ragioni e si avventà nuovamente su Romeo che para il colpo e involontariamente colpisce a morte Tebaldo. Bartolomeo della Scala, ascoltato il racconto della zuffa si convince delle buone intenzioni di Romeo e invece di condannarlo a morte lo bandisce da Verona. In casa Capelletti, alla disperazione per la morte di Tebaldo, si aggiunge la disperazione di Giulietta per l'allontanamento da Verona di Romeo. Romeo si nasconde nella cella di frate Lorenzo e la sera riesce a incontrare Giulietta nel giardino di casa Capelletti. Lei lo prega di portarla via con lui, se necessario si taglierà i capelli e lo seguirà fingendosi un paggio. Lui la dissuade dal fare ciò e le promette che quanto prima troverà il modo di farla giungere da lui. Tra lacrime i due si lasciano. Romeo ripara nella vicina Mantova. Giulietta, rimasta nella casa paterna, non sa darsi pace della mancanza dell'amato e passa le giornate a piangere, senza toccare cibo e senza dormire. La madre di Giulietta ignorando i veri motivi della disperazione della figlia, pensa che la causa delle sue pene sia il segreto desiderio di prender marito dato che alcune sue care amiche si sono recentemente sposate. I coniugi Capelletti decidono di dare Giulietta in sposa al conte di Lodrone, ventiquattrenne di importante lignaggio. Giulietta naturalmente si rifiuta, scatenando la furente ira del padre. Sono i giorni della festa dell'Assunzione e Giulietta, con la scusa di confessarsi, incontra frate Lorenzo per dirgli della sua intenzione di andare da Romeo travestita da ragazzo. Frate Lorenzo cerca di dissuaderla al che lei gli chiede del veleno per poter morire, visto che non può ricongiungersi a Romeo ed è ormai destinata ad andare in sposa al conte Lodrone. Capendo la determinazione di Giulietta, fra' Lorenzo acconsente a darle una pozione che la farà sembrare morta. Seppellita nelle tombe di famiglia, la notte seguente si sveglierà e, aiutata dal frate, potrà ricongiungersi con Romeo. Giulietta accetta. Giulietta torna a casa con animo sollevato e si mette, apparentemente di buon grado, a completare i preparativi per l'imminente matrimonio con il conte di Lodrone. Giunge la notte prima del giorno fissato per il matrimonio e Giulietta si appresta a bere la pozione di frate Lorenzo. Immagina il suo risvegliarsi all'interno della tomba di famiglia, tra le ossa degli avi e il corpo in decomposizione di Tebaldo, ripensa ai racconti di ciò che accade di notte nei cimiteri e, colta dall'orrore di quelle visioni esita a bere la polvere del frate. Poi pensa a Romeo e senza più indugio beve d'un fiato.

Ritratto di Matteo Bandello

La mattina seguente, la nutrice di Giulietta va per svegliarla e la trova morta. La disperazione, il dolore e la tristezza per la perdita della giovane si allargano alla famiglia e alla città intera. I dottori convocati non sanno darsi spiegazione della morte improvvisa e la attribuiscono alla tristezza che aveva attanagliato Giulietta in quel periodo. Le esequie vengono stabilite per la sera. Nel frattempo fra' Lorenzo, scritta una lettera in cui spiega a Romeo ogni cosa, la affida a un frate del suo convento e lo invia a Mantova. Giunto a Mantova il messaggero di frate Lorenzo si reca al convento di San Francesco a cercare aiuto nella ricerca del giovane veronese. Ma quella sera stessa è morto un frate del convento mantovano e i sospetti che si tratti di peste. Il convento viene messo in quarantena, nessuno può entrare o uscire e così il frate non può consegnare la sua lettera a Romeo. Nel frattempo, Pietro, fidato servitore di Romeo, saputo della morte di Giulietta corre a darne la notizia al suo signore. Romeo, sconvolto dalla notizia cerca di uccidersi con la propria spada, ma Pietro glielo impedisce. Riportato alla ragione, Romeo decide di voler vedere ancora una volta il volto dell'amata e si accorda con il fedele servitore per tornare a Verona travestito da tedesco. Prima di partire Romeo scrive una lettera al padre decretando le sue ultime volontà e raccontandogli quanto avvenuto segretamente. Prende con se' del veleno. Giulietta viene adagiata nell'arca di famiglia, un "avello molto grande fuor de la chiesa sovra il cimitero, e da un lato era attaccato ad un muro che in un altro cimitero aveva da tre in quattro braccia di luogo murato". Fra' Lorenzo le fa spazio tra le ossa, fa pulire l'interno e le adagia il capo su un morbido cuscino. Romeo arriva a Verona che è ancora notte e subito si reca alla chiesa di San Francesco, posta fuori dalle mura nella cittadella. Con l'aiuto di Pietro apre l'avello e vi entra svenendo per il dolore di vedere Giulietta morta. Disperato beve il veleno, consegna la lettera al servitore e gli ordina di chiudere il sarcofago. Rimasto solo con Giulietta la stringe in un triste abbraccio sciogliendosi in lacrime. Giulietta si sveglia e dopo il primo stupore, in cui crede che chi la stringe sia frate Lorenzo che si sta approfittando di lei, riconosce Romeo che nella gioia del vederla viva si dispera e le dice di aver bevuto il veleno. Giulietta, sconvolta, gli racconta quanto progettato con l'aiuto di frate Lorenzo. Romeo, scorgendo il corpo di Tebaldo, gli chiede perdono. Poi prega Giulietta di vivere, felice e a lungo, anche senza di lui. Frate Lorenzo, non avendo visto arrivare Romeo, si reca intanto alla tomba di Giulietta. Salito all'avello di Giulietta, fra' Lorenzo si trova davanti la drammatica scena. Romeo proferisce le ultime parole e spira. Giulietta disperata si scioglie in lacrime, dice di sentire attorno a se' lo spirito di Romeo che l'attende e di volerlo raggiungere. Fra' Lorenzo e Pietro la supplicano di uscire, nulla può fare per il suo Romeo, fra' Lorenzo la farà entrare in un monastero dove potrà pregare per l'anima del marito. Giulietta però, con in grembo il capo di Romeo, senza dir nulla, spira. Credendola svenuta, vanno per soccorrerla trovandola morta e vengono sorpresi da gendarmi giunti sul posto richiamati dal trambusto. Frate Lorenzo viene portato da Bartolomeo della Scala che fattosi raccontare ciò che è successo, perdona il frate e decreta che i giovani rimangono sepolti assieme, pacificando così le due famiglie di Montecchi e Capelletti. Sul sarcofago viene incisa il seguente epitaffio:

Credea Romeo che la sua sposa bella
Giá morta fosse, e viver piú non volse,
Ch'a sé la vita in grembo a lei si tolse

Come conobbe il fiero caso quella,
Al suo signor piangendo si rivolse
E quanto puoté sovra quel si dolse,
Chiamando il ciel iniquo ed ogni stella.

Veggendol poi la vita, oimè, finire,
Piú di lui morta, a pena disse:
O Dio, dammi ch'io possa il mio signor seguire.

Questo sol prego, cerco e sol desio,
Ch'ovunque ei vada io possa seco gire.
E ciò dicendo alor di duol morio.

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